M5S, Alessandro Di Battista divide il Movimento. Pronto un nuovo scenario politico?

ULTIMO AGGIORNAMENTO 11:43

Con le sue ultime prese di posizione, Alessandro Di Battista avrebbe confermato di nuotare controcorrente rispetto al resto del M5S. E, a quanto pare, anche altri sarebbero dalla sua parte

Alessandro Di Battista, uno dei volti storici del Movimento 5 Stelle, non è d’accordo con il M5S sulla riconferma di Claudio Descalzi nel ruolo di Amministratore Delegato di ENI. “Dibba” lo ha fatto sapere tramite un lungo post che è stato pubblicato sulla sua pagina Facebook ufficiale, e a quanto pare- come ora vedremo- altri volti noti del Movimento lo appoggiano in questa sua presa di posizione. Sembra sempre più concreta la possibilità illustrata già in passato anche da diversi simpatizzanti, i quali prospettavano l’ipotesi di una divisione del Movimento e la nascita di un nuovo orizzonte politico.

Se ci pensiamo bene, la voce di malumori interni al Movimento 5 Stelle non è affatto nuova: si parlava di “dissidenti” anche prima che Luigi Di Maio rassegnasse le sue dimissioni da leader politico del Movimento. Certo è che se l’idea prendesse corpo questo accadrebbe nel momento più delicato della storia del nostro Paese dal dopoguerra ad oggi, e rischierebbe di mettere in pericolo la maggioranza in Parlamento.

Alessandro Di Battista spacca il M5S, il no alla riconferma di Claudio Descalzi AD dell’ENI

Alessandro Di Battista non vuole che Claudio Descalzi venga rinominato Amministratore Delegato di ENI e lo ha spiegato, ieri, con una riflessione pubblicata su Facebook. Si legge sulla sua pagina:

“(…) La più grande presunta tangente della storia italiana (1,1 mld) vede protagonista come imputato per corruzione internazionale l’AD di ENI Claudio Descalzi. Oltre un miliardo di tangenti sarebbero state pagate da ENI per ottenere un giacimento in Nigeria. Soldi che sarebbero piovuti sui conti correnti di manager, politici e faccendieri e su cui ancora non si è fatta luce”. E poi ancora il politico sottolinea le vicende giudiziarie in cui la multinazionale è coinvolta:

“(…) L’ENI è sotto inchiesta per corruzione internazionale anche in Congo dove, anche qui, avrebbe distribuito tangenti a politici congolesi e manager italiani.

Aggiungiamoci che la moglie di Descalzi, Marie Madeleine Ingoba, secondo i PM, avrebbe controllato cinque società denominate Petro Service che hanno prestato servizi per l’ENI guidata dal marito tra il 2007 e il 2018 in cambio di 300 milioni di dollari. Mentre nel 2014, sei giorni prima della nomina ad ENI di Descalzi da parte di Renzi, stando alle accuse la signora Ingoba in Descalzi vende la controllante delle 5 società ad Alexander Haly ritenuto dagli inquirenti un prestanome dei coniugi.

Tutto da chiarire, certo. Ma crediamo che quanto fin qui esposto sia più che sufficiente per rendere totalmente irricevibile la riconferma di Descalzi da parte del M5S come AD di ENI. Nomina di un valore enorme, come altre di cui si sta discutendo (…)”.

Alessandro Di Battista spacca il M5S, possibile la nascita di un nuovo partito politico?

Va da sé che, in questo contesto, la presa di posizione di “Dibba” (diversa dal sì dato dal Movimento) abbia un preciso significato: quello di dare voce a un dissenso che già da tempo serpeggia all’interno del M5S. Una sorta di “guerra civile” politica, se vogliamo, che potrebbe anche concludersi con la divisione dei pentastellati in due diverse entità. Nell’affrontare questa nuova sfida, Alessandro Di Battista non sarebbe solo, ma sarebbe accompagnato dai compagni che condividono i contenuti delle sue esternazioni: si fanno i nomi di Barbara Lezzi, Giulia Grillo e Ignazio Corrao.

Un altro rumor sta poi iniziando a circolare, con insistenza, nell’ambiente: quello dell’espulsione certa di Mario Michele Giarrusso, il senatore già “graziato” a gennaio per non aver versato oltre un anno di restituzioni dovute.

Maria Mento

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