Tortura una donna per 23 giorni, a Brisbane uomo di 34 anni rischia la condanna all’ergastolo

ULTIMO AGGIORNAMENTO 15:40
L’abitazione di Bulimba in cui si sono consumate le torture

Nicholas John Crilley (34 anni) è un uomo  australiano che per 23 giorni ha torturato una donna, sottoponendola a gravissime violenze fisiche e psicologiche. il 34enne è stato condannato all’ergastolo

Nicholas John Crilley (34 anni) rischia la condanna all’ergastolo per la sadica aggressione messa in atto ai danni di una donna, rimasta nelle sue mani e vessata– sia fisicamente sia psicologicamente– per 23 giorni. Ci troviamo a Brisbane, la capitale Queensland (Australia), e i fatti risalgono al giugno del 2017.

Un tempo infinito in cui la vittima che era stata rapita da Crilley ha dovuto subire violenze di ogni genere, quali stupri quotidiani e ustioni sulla pelle. Quando il 34enne è stato arrestato e i soccorritori hanno trovato il suo corpo martoriato, le sue condizioni erano talmente gravi da lasciar pensare che fosse morta. Per fortuna non è stato così. È 9News a fare il punto della situazione su questa vicenda dai contorni altamente drammatici.

Tortura una donna per 23 giorni, la vittima è salva ma ha subito violenze indicibili

Oggi Nicholas John Crilley, uomo 34enne originario del Queensland, è stato ascoltato dalla Corte distrettuale di Brisbane. L’imputato rischia la condanna all’ergastolo per la gravità delle azioni da egli compiute nel giugno del 2017: ha sequestrato e torturato una donna per 23 giorni, prima di darsi alla fuga. Alla sua vittima, una donna il cui nome non è stato reso noto per motivi di sicurezza, sono state inferte ferite gravissime che sono state rilevate e registrate dai medici anche ai fini del processo.

Le torture si sono consumate prima all’interno di un’abitazione sita a Bulimba (sobborgo di Brisbane) e poi presso il Tower Mill Hotel di Spring Hill (altro sobborgo della stessa città). La donna, al momento del suo salvataggio, presentava fratture multiple alle ossa, ustioni sul 46% del corpo, lacerazioni sul viso (talmente gravi da essere anche state infettate dai vermi). Inoltre, si è scoperto che era stata stuprata quotidianamente, che  il suo aguzzino– oltre a usare il fuoco su di lei- le versava acqua bollente sui genitali e che l’ha obbligata a mangiare le sue stesse feci.

Una sequela di violenze terrificanti a cui si deve ovviamente aggiungere la paura della vittima e il suo forte stress psicologico. Crilley, a quanto pare, trovava piacere anche nell’ordinarle di scegliere in che modo avrebbe voluto essere uccisa. I medici hanno dichiarato che la donna- se non curata- sarebbe sicuramente morta.

Tortura una donna per 23 giorni, la brutalità dell’aggressore cresceva ogni giorno

I membri della Corte hanno appurato che c’è stata un’escalation di violenza nelle azioni del rapitore 34enne: man mano che le condizioni fisiche della donna si facevano più gravi, lui inaspriva le sue torture. Infine, dopo 23 giorni di atroci vessazioni, l’uomo è fuggito. È stato arrestato dopo 8 giorni di ricerche  durante i quali, per aiutarsi la fuga, pare che il 34enne abbia messo a segno il furto di diverse automobili.

Crilley si è dichiarato colpevole di ben 54 capi d’accusa. La donna che ha torturato ha parlato dinanzi alla Corte e ha mostrato a tutti i danni fisici permanenti riportati in quei tragici giorni di prigionia. La vittima ha dichiarato che quell’esperienza l’ha segnata per il resto della vita, non solo fisicamente ma anche spiritualmente. Oltre a essere stata sfigurata, ha dovuto superare uno stato comatoso e poi fare della riabilitazione per imparare nuovamente a camminare.

Il mio viso non sarà mai più lo stesso. Avrò sempre il ricordo di quanto mi è accaduto ogni volta che mi guarderò allo specchio. il mio aspetto mi fa sentire indegna dell’interazione umana, mi fa sentire intorpidita e mi porta a pensare che nessuno vorrà mai essere mio amico, amante o mio datore di lavoro“, ha dichiarato la vittima.

Venerdì prossimo ci sarà la sentenza che svelerà se la Corte avrà deciso o meno per la condanna all’ergastolo.

Maria Mento

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