Coronavirus, Ezio Bosso al Corriere: “Basta con questo lessico bellico, non c’è una guerra in corso. Ci dovremo convivere”

Lunga intervista del Corriere della Sera ad Ezio Bosso, direttore d’orchestra, compositore e pianista italiano torinese – affetto da una malattia degenerativa da quasi un decennio.

Malattia che non gli impedisce di continuare a fare arte (sia pur con qualche limitazione – dal 2019 ha smesso di suonare il piano) e di mostrare al mondo di avere una splendida testa, al di là della comprovata knowledge artistica.

Durante l’intervista Bosso ha raccontato come sta passando la propria quarantena nella sua casa di Bologna.

E ha iniziato (e concluso) raccontando i propri propositi quando tutta questa situazione emergenziale sarà finita:

La prima cosa che farò è mettermi al sole. La seconda sarà abbracciare un albero” – ha detto all’inizio dell’intervista poi conclusa in maniera speculare, sempre parlando di abbracci (in relazione alla sua più matta voglia): “Abbracciare gli amici. Di natura sono timido, riservato, e con il corpo ho un approccio particolare. Non abbraccio chiunque, solo chi amo. Sempre avvolgendo l’ altro totalmente. Questa astinenza forzata mi pesa. Sarà interessante ritrovare un rapporto fisico. Magari ci sarà un po’ di imbarazzo, magari un po’ di paura. Ci metteremo a ridere o ci spunteranno le lacrime. Non so come sarà. Ma qualsiasi cosa sia sorrideremo. Felici di essere vivi”.

In mezzo tanti aneddoti e considerazioni legati alla quarantena – che vi invitiamo a leggere nell’intervista che potete ritrovare nelle pagine del Corriere.

Ma prima, riportiamo due ulteriori spunti.

Uno legato a come sarà il mondo dell’arte (e della musica) dopo la pandemia:

“Ci stiamo ragionando insieme. Le nuove regole sulla distanza incideranno sul repertorio. Forse per un po’ il mio amato Beethoven lo coltiveremo più nella parte cameristica che nelle Sinfonie, strumentalmente troppo affollate. Dobbiamo ridisegnare delle mappe, sto lavorando con tecnici del suono e architetti. Mi piacerebbe parlarne con Renzo Piano. Ripartiremo, ma in altro modo. La classica deve diventare un elemento di crescita del Paese, può insegnare a stare insieme con ordine e disciplina”.

Quindi, sulla retorica bellicistica spinta dai mass media: “Basta con questo lessico bellico, il virus non è un nemico, non c’è una guerra in corso. Non lo sconfiggeremo, come per altre malattie, da l’ Aids al cancro, ci dovremo convivere”.