Coronavirus, piano coronavirus pronto dal 20 maggio ma secretato per sicurezza: rischiati 600mila morti

Urbani - Piano segreto per contenere il coronavirus

Urbani, direttore generale del Ministero della Salute, afferma che “non c’è stato alcun vuoto decisionale” sull’emergenza coronavirus.

Nel rispondere alle critiche, il direttore Andrea Urbani spiega come non ci sia stato alcun vuoto decisionale: il Governo si era dotato sin dal 20 gennaio di un “piano nazionale di emergenza” per arginare il coronavirus.

Lo scopo era tenere a bada il virus senza spaventare la popolazione: a spiegarlo in un intervista sul sul Corriere della Sera è lo stesso Urbani, direttore generale della programmazione sanitaria del Ministero della Salute.

Nel tentativo di spegnere la polemica sui presunti ritardi del Governo nel prendere decisioni, Urbani spiega che nel piano istituito il 20 gennaio si erano considerati 3 possibili scenari per l’Italia. Uno di questi era tanto drammatico da decidere di secretarlo. Ad impedire la peggiore delle evenienze sarebbero stare proprio le scelte adottare dal Governo che tutti conosciamo.

Come mai allora così tante morti in Lombardia

In risposta alla domanda della giornalista sul perchp allora la Lombardia è stata travolta dal contagio, Urbani ammette come si potesse fare meglio. “Ma siamo stati investiti da uno tsunami, che ha colpito l’Italia come primo Paese in Europa“, aggiunge. E riconosce che forse “col senno di poi sarebbe stato meglio un lockdown immediato”, ma in quel momento si sono preferite scelte proporzionate.

Spiega anche come in assenza delle misure adottate, l’Italia avrebbe avuto tra i 600 mila e gli 800 mila morti, come certificato dall’ Imperial College.

Numeri che avrebbero annullato il sistema sanitario nazionale e diffuso il panico. Evenienze che hanno spinto il ministro Roberto Speranza e il Comitato tecnico scientifico a non divulgare il documento. Preferendo invece riunire una squadra di esperti per contenere l’epidemia. Tra il lavoro svolto, c’è anche una comunicazione con oggetto “Polmonite da eziologia sconosciuta – Cina” inviata il 5 gennaio a Regioni e ministeri da parte della Direzione Generale. La missiva conteneva i sintomi clinici dei primi 44 casi di Wuhan a cui prestare attenzione.

Urbani ricorda come le prime misure adottate siano state oggetto di scherno da parte degli altri Paesi. “Poi ci sono venuti tutti dietro, anche Francia e Gran Bretagna”, conclude.

Ora il Ministero lavoro contro la minaccia di una nuova ondata di contagi, per cui a fine mese uscirà un decreto atto a potenziare le strutture ospedaliere e sostene le amministrazioni delle zone maggiormente colpite. Come anticipato anche dal discorso di Conte oggi a Camera e Senato, essenziali saranno gli ospedali Covid.

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