Coronavirus, scarcerato il boss Zagaria: la mente economica dei Casalesi è ai domiciliari

ULTIMO AGGIORNAMENTO 20:39

dal 41bis ai domiciliariÈ polemica per la scarcerazione, a causa dell’emergenza coronavirus dell’uomo considerato la mente economica del clan dei Casalesi. Pasquale Zagaria è ai domiciliari

Dal carcere ai domiciliari a causa del Coronavirus. Monta la polemica dopo la decisione del tribunale di sorveglianza Sassari, di concedere a Pasquale Zagaria, boss considerato la mente economica del cland dei Casalesi, gli arresti domiciliari. Il fratello del superboss don Michele, tra i capi del noto clan di Casal di Principe, potrà continuare a scontare la sua pena nell’abitazione della moglie, nel comune di Pontevico in provincia di Brescia. Trattandosi di una delle zone d’Italia maggiormente colpite dall’epidemia di Covid-19, si è ritenuto necessario disporne la scarcerazione per consentire al boss di proteggersi dal contagio. E così sarà per cinque mesi, ovvero fino al prossimo 22 settembre. Come riportato dall’Ansa la decisione di far uscire di prigione l’imprenditore recluso in regime di 41bis, sarebbe stata presa dai magistrati anche in seguito all’indisponibilità da parte delle strutture sanitarie della Sardegna di poter proseguire in sicurezza l’iter terapeutico e diagnostico legato ad una grave patologia della quale Zagaria soffre. Le ragioni sono riportate dettagliatamente in un provvedimento lungo otto pagine e, come scrive il giudice Riccardo De Vito, “appare decisivo, sapere gli esiti degli approfondimenti diagnostici per capire l’evoluzione della patologia e le possibili cure”. Il ministero della Giustizia effettuerà un approfondimento in merito alla scarcerazione e sarebbero state già ordinate specifiche verifiche al Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria.

I motivi della scarcerazione del boss dal 41bis

La regioni del passaggio ai domiciliari dunque sarebbero nello specifico legate alla patologie che espone Zagaria ad un maggiore rischio di contagio del coronavirus. Al fatto che, anche a causa dell’epidemia in corso, le cure delle quali ha necessità non possono essere somministrate nel penitenziario e nemmeno nel vicino nosocomio di Sassari. Infine non sarebbe stato possibile avere la certezza della possibilità di sottoporsi a tali terapie in differenti strutture carcerarie dal momento che nessuna risposta sarebbe arrivata al giudice di sorveglianza da parte del Dipartimento amministrazione penitenziaria.

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