Coronavirus, la Gran Bretagna ordina cinquanta milioni di kit: serviranno a testare l’immunità

ULTIMO AGGIORNAMENTO 13:00

Cinquanta milioni di kit per testare se le persone abbiano sviluppato o meno un’immunità nei confronti del Coronavirus: questa, secondo i report, l’ultima mossa della Gran Bretagna nella lotta alla pandemia

Un kit capace di dire se un paziente abbia sviluppato l’immunità contro il Coronavirus oppure no. La notizia arriva dalla Gran Bretagna, dove pare che il Governo abbia emanato un ordine di acquisto per 50 milioni di questi kit. Ogni kit avrà il costo di 10 sterline e darà i risultati richiesti in soli venti minuti. La notizia, di cui ci parla il Daily Star, arriva dopo l’avvertimento lanciato dall’OMS sull’inesistenza di evidenze scientifiche che riguardino il raggiungimento dell’immunità da parte dei pazienti guariti.

La Gran Bretagna acquista kit per testare l’immunità, gli scienziati dell’Università di Oxford al lavoro sui test sierologici

Per combattere il Coronavirus, la Gran Bretagna– che è stata colpita in maniera drammatica, così come altri Paesi europei- ha deciso di affidarsi a un test sierologico che possa indicare se le persone abbiano sviluppato un’immunità nei confronti del Covid-19. A questo scopo il Governo inglese ha ordinato un cospicuo lotto di kit in grado di dare risposta in soli 20 minuti, anziché dopo qualche giorno come avviene attualmente con i tamponi. Il primo lotto di questi kit dovrebbe arrivare a giugno, mentre altri 50 milioni arriveranno entro il 2021.

L’idea è quella di abbattere il lockdown, che sta danneggiando anche economicamente il Regno Unito, e di rimandare a lavorare le persone immuni. Addirittura, se la cosa funzionasse, si potrebbe dire stop anche al distanziamento sociale. I test per l’immunità sono stati ideati dagli scienziati dell’Università di Oxford, i quali stanno lavorando per elaborare dei test sierologici rapidi.

Come dovrebbe funzionare il test? Quasi come un test di gravidanza e come lo strumento che consente di misurare anche in casa la glicemia. Si preleva, con l’apposito strumento fornito nel kit, un piccolo campione di sangue della persona interessata. Se dopo 20 minuti appaiono due lineette nello spazio indicato significa che quella persona possiede gli anticorpi contro il virus, se compare una sola linea significa che non li ha. Ma questa soluzione- alla luce di quanto sostenuto dall’OMS sull’immunità– potrebbe rivelarsi inefficace, o addirittura controproducente, perché possedere gli anticorpi non significa che non ci si ammalerà più.

La Gran Bretagna acquista kit per testare l’immunità, l’OMS avverte: “Chi guarisce non è immune da un nuovo contagio”

In quanto al’immunità, comunque, l’OMS ha fatto sapere che al momento non esistono evidenze scientifiche in grado di dimostrare che chi ha contratto il virus sviluppi l’immunità nei confronti di una possibile seconda infezione.

A questo punto della pandemia non ci sono abbastanza evidenze sull’efficacia dell’ immunità data dagli anticorpi per garantire l’accuratezza di un ‘passaporto di immunità’ o un ‘certificato di libertà dal rischio”:  è quanto si legge in un documento che l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha reso noto in queste ultime ore.

Nel rapporto si legge anche che le persone che si sono ammalate e che sono guarite hanno nel sangue gli anticorpi in grado di contrastare il virus, ma che in alcuni casi questi anticorpi neutralizzanti si trovano in percentuali molto basse.

Maria Mento

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