“Congiunto? Utilizzato appositamente un termine un po’ vago”: parola del presidente dell’Accademia della Crusca

ULTIMO AGGIORNAMENTO 20:13

Il termine congiunto – usato da Giuseppe Conte nella conferenza stampa di presentazione del decreto per cosiddetta fase 2 – ha fatto tanto discutere, soprattutto per il fatto che non si capiva se nel termine sarebbero stati inclusi gli affetti senza collegamenti di sangue / legali.

Il governo ha poi chiarito (includendo nel termine anche gli “affetti stabili”) ma continua ad esserci una certa indeterminazione.

E la conferma arriva da colui il quale più di tutti è tenuto a parlare quando si discute di parole: il presidente dell’Accademia della Crusca, Claudo Marazzini.

Intervenuto alla trasmissione di Rai Radio1 Un Giorno da Pecora, Marazzini ha dichiarato – circa l’uso del termine congiunto: “Credo che sia stato utilizzato appositamente un termine un po’ vago che possa esser dilatato o ristretto a seconda delle interpretazione”.

Allo stesso modo, circa il termine “affetto stabile”: “Resta tutto nell’indeterminato. Tutto ciò che è avvenuto attorno al Coronavirus ha scatenato degli tsunami linguistici, sono entrate le parole straniere più stravaganti”.

Marazzini ha infatti voluto allargare il discorso: “Lo stesso termine lockdown che ora è diventato molto famigliare, ma che ad esempio spagnoli e francesi non hanno utilizzato”.

Che termine si sarebbe potuto utilizzare? “Confinamento, esattamente come hanno fatto, nella loro lingua, spagnoli e francesi”.

Una battuta infine circa l’italiano del premier Giuseppe Conte: “E’ discreto, si può sempre fare peggio”.

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