Coronavirus, il report che ha convinto Conte a frenare: “151mila malati in terapia intensiva”

ULTIMO AGGIORNAMENTO 18:03

Coronavirus, Fase 2In base al report prospettato dal comitato tecnico-scientifico, Conte ed il governo non avevano grossi margini di manovra per la fase 2.

Molti italiani si attendevano che la fase 2 avrebbe portato ad un ritorno ad una vita se non normale, quanto più simile possibile. In realtà così non è stato, non solo perché dal 4 maggio riparte solo il settore edile e manifatturiero, ma anche perché le libertà concesse ai cittadini sono meno importanti di quanto ci si attendesse. Bisognerà sempre uscire per motivazioni valide, anche se alle ormai note è stata aggiunta la possibilità di andare a trovare i parenti. Aumentato il raggio d’azione dei cittadini per l’attività fisica che adesso potrà essere fatta lontano da casa, in ville e parchi.

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Il motivo di una riapertura così timida è legato al report che il comitato tecnico-scientifico ha sottoposto alla squadra di governo. In questo sono stati calcolati vari scenari, nei quali venivano ipotizzati gli aumenti dei contagi in base alle varie riaperture. Nello scenario in cui il governo avesse dato il via libera su tutto, entro il mese di giugno ci sarebbero stati 151mila malati in terapia intensiva, ben oltre le disponibilità del nostro Paese.

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Il report del comitato scientifico non lasciava spazio di manovra a Conte

Proprio il dato sulle terapie intensive e quindi sulla possibilità di una catastrofe sanitaria ha convinto Conte ad approvare una riapertura a gradi e a spostare definitivamente la riapertura delle scuole a settembre. Secondo quanto riferito dai tecnici, infatti: “nella maggior parte degli scenari di riapertura dei soli settori professionali (a scuole chiuse) anche qualora la trasmissibilità superi la soglia epidemica, il numero atteso di terapie intensive al picco risulterebbe comunque inferiore all’attuale disponibilità di posti letto (circa 9.000)”.

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