Coronavirus, e se non fosse questa pandemia il pericolo maggiore? La teoria dell’euristica della disponibilità

La teoria dell’euristica della disponibilità è quella teoria che si basa sulla stima della probabilità che si verifichi un evento sulla base dell’impatto emotivo di un ricordo. Vediamo, quindi, come l’impatto che sta avendo su di noi il Coronavirus potrebbe cambiare il nostro futuro

Dato che l’uomo impara dalle sue esperienze, sono gli esempi che siamo in grado di ricordare a farci stimare la probabilità che si verifichi, in futuro, un evento. Questo è il concetto che sta dietro alla teoria nota come “Euristica della disponibilità”. Forse è più utile definirla come una scorciatoia mentale che non come una vera e propria teoria, un meccanismo che scatta quando ci troviamo a valutare degli eventi o delle situazioni.

Cosa c’entra questo con il Coronavirus? Diciamo che molte persone si stanno chiedendo se in futuro, proprio prendendo spunto dal momento che stiamo vivendo, ci potranno essere delle iniziative prese a livello internazionale per prevenire eventuali altre catastrofi.

La teoria dell’euristica della disponibilità: siamo in grado di credere nelle catastrofi future solo abbiamo memoria di passate catastrofi

Chi non ha memoria di una catastrofe fa più difficoltà nell’immaginare che le catastrofi si possano verificare. Questo accade perché non siamo consapevoli del fatto che le cose che ritenevamo impossibili in realtà possono benissimo verificarsi, ma lo diventiamo solamente quando le vediamo accadere. Il Coronavirus è l’esempio perfetto che possiamo utilizzare: non pensavamo fosse possibile che un virus così letale ci avrebbe costretto a star chiusi in casa, fino a quando non è accaduto. Ciò significa che se ora ci dicessero che la cosa potrebbe ripetersi in futuro faremmo molto meno fatica a crederci rispetto a quanto non avremmo fatto prima.

Perché questo accade? Perché l’ultima pandemia risale a un secolo fa, per cui le nuove generazioni hanno vissuto dei decenni relativamente semplici, senza dover affrontare cambiamenti epocali come quello che ci sta portando a compiere la pandemia. E la teoria dell’euristica delle probabilità dice proprio questo: chi ha già vissuto sulla sua pelle delle catastrofi è più propenso a credere che in futuro ce ne saranno delle altre. Proprio perché ha visto con i suoi occhi che può succedere e non è impossibile.

Di un virus killer si parlava già qualche anno fa: ad esempio, nel 2015, ne aveva parlato anche Bill Gates. Ciclicamente si torna a parlare di gravi minacce informatiche e del cosiddetto “big one, un terremoto dalle proporzioni catastrofiche mai viste. Il problema è sempre lo stesso: le persone che non hanno conosciuto la catastrofe continua a vivere come se gli allarmi lanciati dagli esperti non dovessero mai diventare reali.

La teoria dell’euristica della disponibilità, parla il filosofo Toby Ord: “L’umanità rischia l’estinzione”

The Guardian ci parla delle teorie propugnate da Toby Ord, filosofo morale autore del libro intitolato “The Precipice”. Orfd lavora sulla valutazione del rischio esistenziale, e la sua è una disciplina che comprende ogni tipo di rischio: si va dal rischio derivante dalle esplosioni dei corpi celesti ai virus causati da piccoli organismi.

Il filosofo esamina le minacce e le potenzialità che esistono su quanto sia probabile che queste catastrofi si verifichino entro il prossimo secolo. Toby Ord sostiene che tutti i rischi naturali messi insieme non equivalgono al rischio insito in una guerra nucleare o nel surriscaldamento globale.

Il più delle volte, tuttavia, i Governi dei singoli Paesi e l’opinione pubblica trascurano la stragrande maggioranza di questi rischi. Del resto, è più semplice occuparsi di questioni economiche che hanno ripercussioni concrete, nell’immediato futuro, che cercare di prevenire una situazione che potrebbe anche non concretizzarsi mai.

Adesso, grazie al Coronavirus, il momento può essere quello giusto per fermarsi a riflettere sui cataclismi che in futuro potranno abbattersi sull’umanità e sul pianeta Terra. Secondo Ord, il prossimo secolo sarà quanto mai precario e, se l’uomo non dovesse far alcunché per arginare il problema, il filosofo pensa alla conseguenza più drastica: l’estinzione dell’umanità.

E forse, quella del Coronavirus può essere davvero un’esperienza utile per farci capire che se non cambieremo rotta, se non modificheremo il nostro modo di vivere, andremo realmente incontro alla fine della nostra specie e anche della fine del pianeta che ci ospita.

Maria Mento