Coronavirus, Giulia Grillo frena sulla cura al plasma: “Può funzionare, ma da sola non basta”

ULTIMO AGGIORNAMENTO 16:36

L’ex ministro della Salute Giulia Grillo, spiega sulla propria pagina Facebook perché la cura al plasma da sola non sarà sufficiente a debellare il Covid-19.

Nei giorni scorsi c’è stata una grande attenzione mediatica sui risultati ottenuti dall’ospedale di Pavia con i test sulla cura al plasma. Il fatto che la terapia funzioni è una buona notizia, poiché potrebbe portare ad avere a disposizione una cura certa per la pandemia che sta mettendo in ginocchio il mondo. Tuttavia sono diversi gli esperti che hanno fatto notare come la cura in questione abbia dei limiti. Tra questi c’è il noto virologo Burioni, ma anche l’ex ministro della Salute Giulia Grillo è apparsa della stessa opinione.

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Non volendo negare i risultati ottenuti a Pavia e Mantova né polemizzare, l’ex ministro su Facebook conferma che la terapia al plasma è una pratica medica valida: “L’utilizzo del plasma dei guariti è una pratica scientificamente valida, conosciuta da oltre un secolo, per la quale nel 1901 il medico Emil von Behring vinse il Nobel, e una possibile cura del Covid-19 attraverso il suo utilizzo è presa in considerazione dagli esperti non da ieri, ma da quando l’epidemia ha avuto inizio”.

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Giulia Grillo: “La terapia al plasma ha dei limiti”

Nel secondo passaggio del messaggio condiviso sul social network, la Grillo spiega in cosa consiste questa terapia: “da pazienti guariti, si estraggono delle sacche di sangue, dal quale successivamente viene separato il plasma. Dopo questo passaggio, bisogna verificare la presenza degli anticorpi al suo interno e successivamente si procede alla somministrazione al paziente malato“. L’ex ministro in seguito spiega che i primi risultati sembrano positivi e per questo motivo si sta continuando la sperimentazione in tutto il mondo.

Tuttavia ci sono dei limiti, dovuti soprattutto alla reperibilità di sangue utile al suo funzionamento: “Lasciando da parte il costo economico particolarmente alto, il plasma è difficile da reperire perché: 1) può essere donato solo da chi è guarito; 2) bisogna assicurarsi che nel plasma del donatore non ci siano altre malattie trasmissibili; 3) serve una grande quantità di sacche, ovvero si parla di litri e litri di sangue da prelevare”. In base a queste considerazioni ed al fatto che la donazione del sangue è su base volontaria, l’ex ministro ritiene: “se questa cura sarà il plasma, non sarà sufficiente da sola a curare tutti per sempre”.

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