Coronavirus, il primario del Sacco: “Fase 2 un esperimento collettivo. Virus meno virulento? Non c’entra il virus”

ULTIMO AGGIORNAMENTO 11:08

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Quasi ogni giorno riportiamo le parole di un infettivologo o un virologo.

Questa volta è il turno di Massimo Galli, 69 anni, primario di Malattie infettive al Sacco e professore ordinario alla Statale di Milano, intervistato da ‘La Stampa’.

Una intervista di cui riportiamo alcuni passaggi chiavi.

Innanzitutto segnaliamo l’estrema prudenza del dottor Galli: “Bisogna uscirne gradualmente, mentre invece il segnale è di un liberi tutti”.

Anche a Milano – capoluogo della regione colpita con più virulenza dal virus – in effetti si sono viste scene da “liberi tutti”, con i Navigli invasi di persone (ma su questo torneremo magari in un prossimo articolo).

Galli, ad ogni modo, parrebbe d’accordo con una ripresa a più velocità del Paese: “In alcune regioni il rischio è minimo, perché il contagio è stato poco diffuso. Mentre in Lombardia e in Piemonte servirebbe maggiore prudenza. Non ce ne rendiamo conto, ma stiamo vivendo un grande esperimento collettivo”.

Un esperimento collettivo giacché: “Non esiste nella letteratura scientifica mondiale l’ uscita da una pandemia ancora in corso solo con mascherine e distanziamento sociale, per questo la gradualità impostata dal governo ha senso”.

Quindi, una battuta sul rischio di una nuova ondata di contagi: “Non ho la sfera di cristallo, ma sono preoccupato. Il pericolo di nuovi focolai esiste, perché il virus è in grado di girare senza essere riconosciuto e l’ unica barriera sono mascherine e distanze, ma non si sa quanto servano”.

Mentre in relazione alla seconda ondata vera e propria: “Potrebbe esserci in autunno con un virus un po’ diverso da questo. Bisogna prepararsi, ma non è certa”.

Per finire, riportiamo la risposta circa il fatto che il virus sia adesso meno virulento: “Non c’ entra il virus. Gli anziani più deboli sono già morti e i sopravvissuti si proteggono di più che all’ inizio, inoltre noi medici per quanto non abbiamo una cura ne sappiamo di più”.

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