Coronavirus, la scoperta: farmaco anti-artrite efficace contro le forme più gravi

ULTIMO AGGIORNAMENTO 19:49

studio san raffaeleUno studio ha messo in luce come la molecola anakinra sia in grado di agire contro le forme più gravi di infezione provocate dal Covid-19

Ottime notizie sul fronte della cura delle forme di infezione più aggressive provocate dal coronavirus. Secondo quanto emerso da uno studio dell’ospedale san Raffaele di Milano infatti anakinra, il farmaco “anti-artrite”, si sarebbe dimostrato non solo efficace ma anche sicuro nell’agire contro l’infezione causata dal Covid-19 e che può portare anche al coma indotto se non si interviene in tempo. Il lavoro dei ricercatori si è concentrato su una specifica molecola in grado di spegnere l’eccessiva risposta immunitaria provocata dalle forme di coronavirus più gravi, con effetti quali la tempesta infiammatoria a livello polmonare che può dare origine ad una grave polmonite e, spesso anche se intubato, alla morte del paziente colpito.

Studio su 29 pazienti: trattati con dosi elevate di anakinra

L’immunologo Giulio Cavalli ha condotto la ricerca coordinata dal primario di Immunologia, reumatologia, allergologia e malattie rare Lorenzo Dagna. Come sottolineato dall’Ircss sono stati presi in esame 29 pazienti ricoverati nel nosocomio milanese, tutti in ventilazione non-invasiva ma con quadri clinici ad alto rischio. È emerso che il farmaco va a neutralizzare la molecola infiammatoria nota come Interleuchina-1 (IL-1), prodotta dal sistema immunitario in risposta ad infezioni virali. I ’29’ sono stati messi a confronto con un gruppo di controllo composto da 16 pazienti, i quali avevano ricevuto solo la terapia standard e la cui funzione respiratoria risultava migliorata solo nel 50% dei casi, con mortalità quattro volte superiore. Giulio Cavalli ha a tal proposito dichiarato: “Per bloccare la risposta infiammatoria eccessiva e dannosa scatenata dal coronavirus, abbiamo utilizzato il farmaco a un dosaggio più elevato e con una somministrazione diversa rispetto all’abituale, endovenosa e non sottocutanea. A 21 giorni dal trattamento, il 72 per cento dei pazienti mostrava un netto miglioramento della funzione respiratoria e dell’infiammazione sistemica”.

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