Caso Jan Karbaat, parla uno dei “figli” dell’ex direttore della banca del seme: il Mirror ha raccolto la testimonianza di Joey Hoofdman

ULTIMO AGGIORNAMENTO 14:05
Joey Hoofdman

Nel 2017, in punto di morte, Jan Karbaat (ex direttore di una banca del seme) confessò di avere sostituito il suo sperma a quello di molti donatori, nel corso degli anni

Si torna a parlare dello sconvolgente caso di Jan Karbaat, ex direttore di una banca del seme olandese deceduto nel 2017, all’età di 89 anni. Grazie a una confessione resa proprio da lui, in punto di morte, si è potuto scoprire che nel corso della sua carriera l’uomo aveva scambiato il suo sperma, sostituendolo a quello dei donatori scelti dalle coppie che decidevano di sottoporsi si a inseminazione. È scattata, dunque, un’indagine che a colpi di esami del DNA ha permesso di scoprire l’esistenza di oltre 60 bambini (oggi adulti) nati da quello scambio di seme. Nella sostanza dei fatti, tutti figli biologici di Jan Karbaat e senza che le loro madri o i loro padri sapessero che il liquido seminale utilizzato fosse stato il suo. The Mirror ha raccolto le testimonianza di alcuni di loro.

Donne volutamente inseminate col liquido seminale sbagliato: la testimonianza di Joey, il “figlio” di Jan Karbaat

Joey Hoofdman è uno dei “figli” nati dalle manipolazioni messe in atto da Jan Karbaat, l’ex direttore di una banca del seme che si trova in Olanda e che prima di morire confessò di avere inseminato delle pazienti  utilizzando il suo seme e non quello dei donatori prescelti.

Joey ha scoperto la verità che sta alla base del suo concepimento dopo essersi sentito per tutta la vita diverso: diverso dalla sua famiglia, dai suoi fratelli. Sì, perché sua madre e colui che era legalmente suo padre avevano avuto due figli prima che l’uomo si sottoponesse a vasectomia e diventare sterile. Così, lui e sua moglie si sono rivolti a una banca del seme per poter avere un altro figlio ma a Joey è sempre stata raccontata una verità un po’ diversa: sua madre aveva dovuto richiedere sì l’aiuto di un medico, ma sfruttando sempre il liquido seminale di suo padre. Cosa che l’uomo ha scoperto non corrispondere al vero.

Joey Hoofdman, che a 15 anni è andato via di casa proprio a causa delle divergenze avvertite con il resto della famiglia, ha iniziato a cercare la verità nel 2012, dopo la morte di suo padre. Il ragazzo, infatti, non ha mai creduto alle parole che i suoi genitori gli avevano raccontato e ha anche sviluppato una profonda depressione.

Nel 2017, finalmente, il giovane ha deciso di confrontarsi con sua madre: le sue risposte, non persuasive, lo hanno spinto a indagare ancora e a scoprire l’esistenza di Jan Karbaat grazie a una ricerca compiuta su internet. Così Joey ha scoperto che la sua clinica era stata chiusa nel 2009 e che c’erano dei sospetti sulle procedure compiute all’interno di quella banca del seme. Quando il giovane ha visto le foto di Kaarbat ha avuto un tuffo al cuore; quell’uomo gli somigliava e anche i suoi amici hanno pensato che in quelle foto fosse ritratto lui e non un altro uomo.

La testimonianza di Joey Hoofdman è stata raccolta da The Mirror e si conclude con la volontà di avere un faccia a faccia che non c’è mai stato perché il giovane è andato a cercare di persona Jan Karbaat, ma a quel punto era troppo tardi. L’uomo era troppo malato e infatti sarebbe deceduto una settimana dopo.

Donne volutamente inseminate col liquido seminale sbagliato: altri casi scoperti in Canada e Viriginia

Oltre all’eclatante caso che ha coinvolto Karbaat, ce ne sono anche altri degni di nota. Risale al 2016 quello che vede coinvolto Norman Barwin. Pilastro della comunità ebraica di Ottawa, Barwin si trovava a capo della Canadian Fertility Society: quattro anni fa si scoprì che molte donne che volevano procedere con l’inseminazione  avevano ricevuto il suo seme, senza che questi le avesse informate di essere il donatore.

I figli biologici di Barwin, nonché le loro madri e coloro i quali sono legalmente considerati loro padri, hanno fatto causa e hanno citato in giudizio l’uomo.

Quello di Norman Barwin non è l’unico caso che possiamo ricordare. Nel 1993 un caso analogo ispirò il libro pubblicato con l’eloquente titolo di “Babymaker”: parliamo dello scandalo che colpì l’ex medico Cecil Jacobson, il quale utilizzò il suo liquido inseminale per dare la vita a oltre 70 bambini in Virginia. Jacobson, a quanto pare, avrebbe iniettato ormoni nei corpi di donne non gravide e a causa di quegli ormoni le pazienti avrebbero sviluppato sintomi che hanno fatto loro credere di aspettare un bambino.

Maria Mento

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