Coronavirus, manifestante ricoverato per quattro giorni in psichiatria. La sua storia raccontata dal fratello

Dario Musso è un manifestante 33enne di Ravanusa (Sicilia) che dopo aver espresso la sua opinione sul Coronavirus è stato ricoverato in un reparto di psichiatria per 4 giorni. Suo fratello ha raccontato cos’è accaduto

La rete parla di Dario Musso, anche se a farlo non sono- a quanto pare- le testate giornalistiche di respiro nazionale. Ma chi è Dario Musso? Fino a qualche giorno fa nessuno lo sapeva. Poi la sua storia è diventata celebre: parliamo di un cittadino siciliano di 33 anni che è stato ricoverato per quattro giorni in un Reparto di psichiatria dopo aver espresso la sua opinione sul Coronavirus. Sappiamo che Dario, adesso, è stato dimesso e che dovrebbe trovarsi a casa. Cerchiamo, dunque, di ripercorrere tutte le tappe che lo hanno portato a essere ricoverato.

La storia del manifestante siciliano Dario Musso: urla dalla macchina “Non c’è nessuna pandemia”. Fermato e ricoverato in ospedale

Ravanusa (Agrigento). Fa discutere, sul web, quello che è accaduto circa una settimana fa nel cuore della Sicilia. Protagonista il 33enne Dario Musso, un cittadino italiano che a un certo punto si è messo alla guida della sua automobile per gridare ai suoi concittadini cosa ne pensasse lui del Coronavirus e della quarantena.

Non c’è nessuna pandemia, svegliatevi, andatevene a Roma a parlare la lingua di quello che pensate“, ha detto in dialetto dopo essersi munito di megafono. Poco dopo i Carabinieri sono intervenuti per fermarlo. La vicenda è testimoniata da un video, girato da una persona che si trovava nella zona in cui i militari hanno fermato l’uomo: il video è stato pubblicato su YouTube dal canale byoblu. Si vede chiaramente che, oltre ai Carabinieri che lo hanno fermato, erano presenti tre persone in camice bianco che sono anche loro intervenute.  

Dario Musso è stato quindi trasferito nel reparto di psichiatria dell’Ospedale Barone Lombardo di Canicattì e qui è rimasto per i successivi sette giorni. Secondo quello che emerge dal racconto dei protagonisti di questa storia sarebbe stato tenuto legato e sedato.

La storia del manifestante siciliano Dario Musso: ricoverato per 7 giorni nel Reparto di psichiatria dell’Ospedale di Canicattì

Lillo Massimiliano Musso, che oltre a essere il fratello di Dario Musso è anche un avvocato, ha raccontato cosa sia accaduto al fratello dopo il fermo. Sappiamo grazie alla sua testimonianza, che il 33enne è stato ricoverato presso l’Ospedale di Canicattì (Reparto psichiatria) e sottoposto a Trattamento Sanitario Obbligatorio (TSO). Sappiamo da quanto scritto sul canale di Byoblu.com che il TSO è stato firmato da Carmelo D’Angelo, il sindaco di Ravanusa.

Inoltre, ai parenti è stato impedito di raggiungerlo telefonicamente con varie scuse (alcune sarebbero state “Suo fratello sta dormendo” e “Non abbiamo il cordless”), documentate da una raccolta di audio pubblicata su YouTube, dal canale Informazione Quotidiana, in data 7 maggio 2020. Le telefonate sono state registrate dallo stesso fratello di Dario Musso. Uno degli audio testimonia che l’avvocato sia riuscito a parlare col fratello, il quale è riuscito a dire “Sono chiuso nelle mani e nelle braccia, non mi posso muovere”.

Ora, da più parti, si levano voci che invocano un chiarimento su quanto accaduto. Sul web si parla anche di un nuovo tentativo di imbavagliare l’opinione dei cittadini: quello che sfrutta, appunto, le possibilità offerte dalla sanità. Si cita l’articolo 21 della Costituzione, cioè l’articolo che recita: “Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure“.

Scrive Cesare Sacchetti su Byoblu.com:

“ (…) Il TSO è un acronimo che sta per trattamento sanitario obbligatorio ed è regolato da una legge specifica, secondo la quale questo può essere eseguito “solo se esistano alterazioni psichiche tali da richiedere urgenti interventi terapeutici”. Se si guarda il video pubblicato dallo stesso 33enne prima di essere fermato dai carabinieri del posto e dagli operatori sanitari, si ha la netta impressione che Musso non fosse affatto in preda “ad alterazioni psichiche” (…)”.

In molti stanno protestando per il silenzio, assordante, che gravita intorno a quanto accaduto a Ravanusa: su Facebook è partita una campagna di solidarietà e in molti hanno deciso di mettere come foto profilo la foto che qui vi abbiamo riproposto e di utilizzare l’hashtag #IoSonoDarioMusso. Intanto, il prossimo 4 giugno 2020 sarà la Procura di Agrigento a doversi esprimere sul ricorso presentato contro il provvedimento che ha deciso il TSO.

Maria Mento