Silvia Romano interrogata: “Mai visto rapitori in faccia, cambiavo covo ogni 2-3 mesi”

silvia romano interrogata dai pm

Durante l’interrogatorio in procura a Roma Silvia Romano ha ripercorso il lungo periodo di prigionia spiegando di non essere mai stata legata e di non aver mai visto i suoi rapitori, sempre armati, in faccia

Non ha mai visto in faccia le persone che l’hanno rapita ma non è mai stata legata e le sue condizioni di salute sono sempre rimaste buone. Sono le prime indiscrezioni emerse dall’interrogatorio, alla Procura di Roma, di Silvia Romano. “Mai visto i rapitori in faccia – ha spiegato la giovane cooperante che il 10 maggio ha fatto rientro in Italia dopo essere stata liberata – cambiavo covo ogni 2-3 mesi. Mi hanno assicurato che non sarei stata uccisa e così è stato”.

“Sono serena – ha aggiunto, ascoltata dal pm della Procura di Roma titolare del fascicolo aperto per sequestro di persona per finalità di terrorismo – Durante il sequestro sono stata trattata sempre bene. In questi mesi sono stata trasferita frequentemente e sempre in luoghi abitati e alla presenza degli stessi carcerieri. Non sono mai stata legata durante tutto il sequestro, ci siamo mossi sempre in moto, a piedi o con altri mezzi”. Ad ascoltare la Romano, oltre al pm, c’erano anche gli ufficiali dell’antiterrorismo del Raggruppamento operativo speciale dell’Arma dei Carabinieri. Silvia, che smentito che vi sia stato un matrimonio ma “solo rispetto”, ha aggiunto: “Sono stata rapita da un’organizzazione militare islamica, ho impiegato quattro settimane per arrivare in Somalia”.

La conversione di Silvia Romano: “Ho letto il Corano”

“Mi sono spostata con più di un carceriere in almeno quattro covi, che erano all’interno di appartamenti nei villaggi. Loro erano armati ed a volto coperto, ma sono sempre stata trattata bene ed ero libera di muovermi all’interno dei covi, che erano comunque sorvegliati”. A metà prigionia Silvia ha chiesto di poter leggere il Corano e ha deciso, in maniera “spontanea e non forzata”, di convertirsi all’Islam. “In questi mesi mi è stato messo a disposizione un Corano e grazie ai miei carcerieri ho imparato anche un pò di arabo. Loro mi hanno spiegato le loro ragioni e la loro cultura. Il mio processo di riconversione è stato lento in questi mesi”.