Cassa integrazione prolungata: il Codacons fa un esposto, ma emergono i “furbetti”

ULTIMO AGGIORNAMENTO 17:15

Nel decreto rilancio è stato previsto un allungamento delle settimane di cassa integrazione precedentemente previste, le polemiche però continuano.

In queste settimane avrete sicuramente sentito parlare o letto dei problemi avuti dall’Inps nell’erogazione della cassa integrazione. A differenza dei pagamenti corrisposti ai titolari delle partite Iva, i pagamenti per i lavoratori dipendenti che potevano usufruire dell’ammortizzatore sociale sono giunti con estremo ritardo. A quanto pare il problema è stato di ordine burocratico ed è consistito nella concessione dell’autorizzazione all’erogazione da parte di alcune Regioni.

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In questi primi giorni di maggio l’erogazione della prima tranche della cassa integrazione dovrebbe essere giunta quasi a tutti. Ciò nonostante l’associazione dei consumatori (il Codacons) ha deciso di presentare un esposto alla Procura nei confronti dell’Inps, proprio per i ritardi. A comunicarlo è stata la stessa associazione sul proprio sito (qui il comunicato per intero), dove si legge: “Il Codacons ha presentato un esposto alla Procura della Repubblica di Roma contro l’Inps per i gravi ritardi nei pagamenti della cassa integrazione in deroga a favore dei lavoratori danneggiati dall’emergenza coronavirus, e chiede oggi il commissariamento dell’ ente attraverso il ricorso alle strutture territoriali della Guardia di Finanza per definire le pratiche ancora pendenti”.

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Prolungata la cassa integrazione sino a 9 settimane, ma cominciano ad emergere i furbetti

Intanto il governo lavora al Decreto Rilancio (prima Aprile) dove verrà inserito anche il prolungamento della Cassa Integrazione sino a 9 settimane. Secondo quanto riportato da ‘Il Sole 24 ore‘, ci sarà la possibilità, per le aziende che avessero già sfruttato le 9 settimane, di richiederne altre 5 in caso di necessità. Tale prolungamento permetterà ai lavoratori di avere un sostegno e favorirà i datori di lavoro che, dispensati dall’elargizione dello stipendio, non saranno costretti a chiudere o licenziare dipendenti (licenziamenti per altro che rimangono bloccati fino a 5 mesi).

Nel frattempo ci sono giunte denunce di lavoratori costretti a lavorare nonostante fossero stati messi in cassa integrazione. Si tratta chiaramente di un comportamento illecito, dato che la cassa integrazione è un ammortizzatore sociale che viene concesso alle aziende in situazioni di emergenza, laddove non sia possibile garantire il lavoro ai dipendenti. Inoltre la cassa integrazione in questo periodo di crisi sanitaria è prevista per quelle aziende che hanno dovuto interrompere l’attività lavorativa e dunque non hanno percepito guadagni. Esortiamo chiunque si fosse trovato in una simile situazione a contattarci per fornirci ulteriori testimonianze a riguardo.

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