Liberazione di Silvia Romano, la cooperante ha rilasciato la sua deposizione: il racconto

ULTIMO AGGIORNAMENTO 13:08

silvia romano interrogata dai pm

Silvia Romano ha parlato del suo sequestro e lo ha fatto tramite un racconto consegnato al Magistrato Sergio Colaiocco e al Colonnello del Ros Marco Rosi

Silvia Romano, dopo essere atterrata all’aeroporto romano di Ciampino, è stata ascoltata dai PM e ha raccontato la vicenda del suo sequestro. Silvia ha detto di essere serena e che i suoi rapitori, in tutti quei mesi trascorsi con lei, l’hanno trattata bene. La 25enne non ha mai avuto paura, eccetto che all’inizio: una paura che è svanita grazie anche alla vicinanza spirituale con la preghiera.

Ma nel racconto che ha fatto sembra, invece, trasparire un’ansia che le sue rassicuranti parole sulle sue condizioni di salute sembrano non riuscire a cancellare. Quel che è certo è che adesso la giovane, prima di tornare a un certo livello di “normalità”, dovrà compiere un non facile processo di elaborazione psicologica. Scopriamo insieme, attraverso  le sue parole, alcuni dei punti salienti della sua storia.

Silvia Romano racconta il suo sequestro, dopo il rapimento un cammino lungo un mese nella giungla

A rapire Silvia Romano sono stati quattro uomini che si sono presentati, a bordo di due motociclette,  nel villaggio in cui la giovane cooperante stava prestando il suo servizio. E qualche giorno prima di essere rapita due uomini avevano chiesto di lei al villaggio kenyano di Chakama, ma questa circostanza (sul momento) non le sembrò importante.

La stessa Silvia Romano ha spiegato che le motociclette dei suoi rapitori si sono rotte poco dopo averla prelevata e così i cinque hanno continuato il loro percorso a piedi, per un mese, attraverso la giungla. Un viaggio tremendo, ha ricordato la giovane.

“(…) Mi hanno tagliato i capelli perché dovevamo passare in mezzo ai rovi. Ero terrorizzata. Faceva caldo, ma poi la notte c’ era freddo e dormivamo all’ aperto. Mi hanno dato i vestiti e anche alcune coperte. Abbiamo dovuto attraversare un fiume. Il fango mi arrivava alla vita. Dopo ho saputo che siamo stati in cammino un mese”.

È iniziato dunque così il calvario, durato 18 mesi, di Silvia Romano, che con queste parole- pronunciate dinanzi agli inquirenti– ha ricordato il momento in cui è finita nelle mani dei terroristi di Al-Shabaab.

Silvia Romano racconta il suo sequestro: “I rapitori mi hanno trattata bene”

Silvia Romano ha voluto rassicurare tutti sul trattamento ricevuto da parte dei suoi rapitori: non l’hanno trattata male e non hanno abusato fisicamente di lei. La giovane ha raccontato che:

Mi hanno chiuso in una stanza, dormivo su un pagliericcio. Mi davano da mangiare e non mi hanno mai trattata male, non sono stata incatenata o picchiata. Non sono stata violentata. Però ho chiesto un quaderno. Volevo tenere il tempo, capire quando era giorno e quando scendeva la notte. Volevo scrivere tutto. Ho chiesto anche di poter leggere, libri“.

A quel punto i suoi rapitori, che l’hanno anche dotata di un computer privo di connessione internet, le hanno portato dei libri e anche il Corano con la traduzione dei versi in italiano. La solitudine ha fatto il resto: la cooperante, che era sempre sola, ha impiegato il suo tempo studiando, avvicinandosi alla preghiera e portando avanti un processo che oggi le fa dire di essersi convertita.

Silvia Romano ha raccontato altri dettagli sui suoi rapitori. Sei uomini (ha detto di non aver mai visto donne), che si mostravano a lei sempre col volto coperto, e che le facevano cambiare alloggio ogni due mesi.

Quando capitava che la ragazza stesse male la curavano e facevano arrivare il medico. Tra questi rapitori spicca la presenza di un uomo che parlava in inglese e che la 25enne ha identificato come il capo: è stato lui a liberarla e a consegnarla a due uomini somali che poi l’hanno portata nell’ambasciata italiana di Mogadiscio.

Maria Mento

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