“Aveva un visto turistico. Neolaureata, inesperta”: Silvia Romano, vittima delle circostanze?

Secondo un’esperta nel campo della cooperazione internazionale, Silvia Romano è stata vittima della leggerezza dell’associazione che l’ha mandata in Kenya.

Si è parlato molto in questi giorni della liberazione di Silvia Romano, 25enne milanese rapita in Kenya e rimasta ostaggio di un gruppo armato per 18 mesi. La notizia della sua liberazione non ha ottenuto la reazione sperata, visto che la maggioranza degli italiani non ha gioito per la sua liberazione, ma si è lamentata per alcuni aspetti della vicenda. A generare polemiche è stata la sua conversione all’Islam, il fatto che indossasse un tipico abito islamico e che sarebbe stato pagato un riscatto.

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Ciò che emerge dalla cronaca di questi giorni è che il caso è stato trattato con un’estrema superficialità. La situazione in cui è stata coinvolta la ragazza, invece, è molto intricata e complessa. Proprio per questo ‘Tpi‘ (qui l’articolo completo) ha voluto chiedere un’opinione a Daniela Gelso, 43enne di Saronno con un’esperienza pluriennale nel settore della cooperazione internazionale.

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L’esperta ha subito chiarito: “Silvia Romano non era una cooperante e, tecnicamente, neppure una volontaria, ma una ragazza neolaureata, inesperta, che è stata incautamente esposta a rischi enormi da chi l’ha mandata in un villaggio sperduto del Kenya senza la minima sicurezza, né il rispetto dei più elementari protocolli di cooperazione internazionale”, parole dure nei confronti di chi l’ha messa in pericolo a cui aggiunge: “Silvia è vittima due volte: dei rapitori e di chi non l’ha protetta”.

Silvia Romano non protetta da chi l’ha mandata in Africa?

Daniela spiega dunque la differenza tra una cooperante, una volontaria di un’Ong e Silvia Romano: “I cooperanti sono professionisti retribuiti e altamente specializzati. Hanno un contratto di lavoro e sono coperti da un’assicurazione internazionale. I programmi di sviluppo in cui sono inseriti non consistono in opere di carità o assistenzialismo. Si tratta di strategie con obiettivi ben precisi” -dice la Gelso per poi aggiungere – “Silvia è arrivata in Kenya a 23 anni, con un semplice visto turistico che non le consentiva di dedicarsi a nessuna attività di cooperazione internazionale. Neolaureata, inesperta, non aveva all’attivo nessuna esperienza professionale pertinente”.

Insomma per lei la colpa è da attribuire principalmente all’associazione con cui è partita: “Purtroppo è esattamente ciò che è avvenuto. Africa Milele Onlus è un’associazione piccolissima, sconosciuta, non accreditata dall’AICS (Associazione Italiana per la Cooperazione e lo Sviluppo, ndr), non iscritta a nessuna delle federazioni che raggruppano la quasi totalità delle Ong italiane. L’organigramma consultabile sul sito dell’associazione fa pensare ad una struttura a gestione familiare”.