Caso Emanuele Scieri, la Procura Militare di Roma fa luce sulla morte 20 anni dopo: fu omicidio

ULTIMO AGGIORNAMENTO 19:41

Caso Emanuele Scieri

A distanza di 20 anni dalla morte di Emanuele Scieri la procura militare di Roma ha chiuso le indagini ricostruendo quanto è accaduto al parà.

Il giovane allievo della Folgore fu ucciso. E’ questa la conclusione a cui è giunta la procura militare di Roma, che accusa dell’omicidio tre caporali di Emanuele Scieri.

Il paracadutista ucciso aveva all’epoca 26 anni. Originario di Siracusa, morì il 13 agosto 1999 nella caserma Gamerrà di Pisa.

Il motivo individuato sembra essere una punizione perché stava telefonando. Per questo percossero il giovane e infine lo costrinsero a salire su la torre da cui lo fecero precipitare. L’indagine evidenzia anche come il giovane, “se soccorso per tempo si poteva salvare”.

Secondo la pagina Facebool “Cannibali e Re” che parlò della vicenda nel giugno del 2017, “l’ambiente in cui si erano consumati i fatti fosse profondamente nonnista e razzista”.

E per queste affermazioni aggiungono “Siamo stati ricoperti di insulti e minacce, anche da parte di ex parà della Folgore, che hanno continuato a pronunciare le menzogne che per anni la catena di comando della brigata avevano propinato”.

Adesso la procura militare di Roma, diretta da Marco De Paolis, ha emesso un avviso di conclusione indagini per il reato di “Violenza ad inferiore mediante omicidio pluriaggravato, in concorso”.

I tre caporali indicati sono Andrea Antico, 41 anni, originario di Casarano (Lecce) e ora in servizio presso il 7/o Reggimento Aves (Aviazione dell’Esercito) di Rimini; Alessandro Panella, 41 anni, nato a Roma e residente a San Diego, in California, ma domiciliato a Cerveteri (Roma); Luigi Zabara, 43 anni, nato in Belgio, a Etterbeeck, e residente a Castro dei Volsci (Frosinone).

La ricostruzione dei momenti prima della morte

Le Iene hanno provato a ricostruire i fatti a partire dal giorno 13 agosto 1999. Solo una settimana prima il parà aveva prestato giuramento. La sera della morte effettua due chiamate, una alla madre e l’altra al fratello. Due ore più tardi rientra in caserma,ma prima si ferma a fumare una sigaretta lungo il viale: secondo il parà che era con lui, Emanuele non rientra in camerata, restando nel cortile per una telefonata. Da quel momento del giovane non si avranno più notizie per oltre 72 ore, fino a quando il giovane non viene trovato morto, il 16 agosto.

Il momento dell’omicidio secondo la Procura

Ciò che accadde, ora, è definito dalla Procura: il parà sarebbe stato avvicinato dai tre caporali durante la telefonata. Dopo avergli contestato l’uso del cellulare, lo avrebbero ostretto ad “effettuare subito numerose flessioni sulle braccia”.

Come riportato dalla Procura, “abusando della propria autorità” i tre “lo colpivano con pugni sulla schiena e gli comprimevano le dita delle mani con gli anfibi, per poi costringerlo ad arrampicarsi sulla scala di sicurezza della vicina torre di prosciugamento dei paracadute, dalla parte esterna, con le scarpe slacciate e con la sola forza delle braccia”.

Emanuele Scieri stava risalendo quando “veniva seguito dal Caporale Panella che, appena raggiunto, per fargli perdere la presa, lo percuoteva dall’interno della scala e, mentre il commilitone cercava di poggiare il piede su uno degli anelli di salita, gli sferrava violentemente un colpo al dorso del piede sinistro”.

Il giovane è precipitato perdendo la presa, ma era ancora in vita. A questo punto i 3 militari, pur constatando che Emanuele fosse ancora in vita “lo abbandonavano sul posto agonizzante determinandone la morte”.

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