Giovane condannato per l’uccisione di 19 persone: “Eliminare i disabili è un bene per la nazione”

ULTIMO AGGIORNAMENTO 19:35

Condannato badante killer

Colpevole di aver ucciso 19 persone disabili ricoverate in una casa di cura perchè prive di posto nella società, un giovane è stato processato e condannato.

Satoshi Uematsu aveva 26 anni quando, il 26 luglio del 2016, si macchiò di un vero e proprio massacro.  Quel giorno il giovane uscì dalla propria casa di Sagamihara, una piccola città vicino Tokio (Giappone) dove viveva con i propri genitori, per recarsi presso la casa di cura.

Tsukui Yamayuri En, o Tsukui Lily Garden, è una nota struttura residenziale, circondata da una proprietà di quasi 8 acri di bosco. Include una piscina, una palestra e un centro medico. All’epoca ospitava circa 150 pazienti dai 19 ai 75 anni, di cui molti con disabilità mentali e fisiche e alcuni di questi costretti a letto.

Satoshi, dopo aver cercato di seguire le orme del padre insegnante, aveva lavorato nella struttura per oltre tre anni, fino al mese di febbraio 2016.

Le “motivazioni” dietro alla strage e il compimento

In Giappone c’è la discussa abitudine di affidare i propri disabili a strutture assistenziali perchè avere una persona con difficoltà in famiglia è causa di stigma. Nonostante nel paese ci sia un acceso dibattito condotto da volontari, volto a cambiare le cose, la questione della disabilità viene tenuta privata e gestita in sordina.

Il ragazzo era intenzionato a fare qualcosa per la posizione sociale delle persone disabili, purtroppo nel modo più sbagliato. Così quel giorno si è recato nel posto dove era stato dipendente con un piano terribile. Satoshi è entrato nella struttura rompendo un vetro, per poi rubare le chiavi a un membro dello staff. Uno dopo l’altro ha immobilizzato i dipendenti in servizio quella sera, che erano soltanto in 9. Giunto nelle stanze dei pazienti ha tagliato loro la gola con uno dei coltelli che aveva portato con se. Ha continuato con il suo metodico massacro salendo i piani dello stabile e uccidendo i pazienti uno dopo l’altro.

A muovere Satoshi ci sarebbe stato “un forte sentimento verso i disabili” che, secondo il giovane, non avendo posto nel mondo, sarebbero dovuti “scomparire”, come riporta il Mirror.

L’arrivo del soccorsi sul posto

Quando qualcuno si è accorto di quanto era in atto ed è riuscito a dare l’allarme erano le 2:30 del mattino e all’arrivo della polizia il giovane se ne era già andato, ripreso dalle telecamere di sicurezza che ne individuano l’uscita alle 2:50 del mattino.

Sul posto accorsero 29 ambulanze che riscontrarono 19 morti di varie età, tra i 19 e i 70 anni, di cui 10 donne e 9 uomini oltre a 26 feriti gravi. Fu lo stesso Satoshi Uematsu a consegnarsi alla polizia poco dopo, con una borsa piena di coltelli macchiati di sangue.

Il giovane ha confessato dicendo agli agenti che “è meglio che le persone disabili scompaiano”. Lo scopo del giovane non era cavarsela, ma solo compiere il proprio piano. Alcuni mesi prima aveva cercato di consegnare  ad un parlamentare una missiva a mano in cui affermava che le persone affette da disabilità dovrebbero ricevere l’eutanasia se i tutori fossero d’accordo. Aveva espresso lo stesso pensiero ai colleghi affermando come tale scelta sarebbe stata un bene per il paese e per il mondo, oltre che una liberazione per le famiglie costrette a prendersi cura dei pazienti. Nella lettera si offriva persino di occuparsi di questo compito, uccidendo 470 pazienti.

La situazione in Giappone

Il terribile omicidio ha portato alla luce quale considerazione ricevano in effetti le persone disabili in Giappone. Il dramma è ancora più evidente se si pensa che, nonostante l’enormità di quanto avvenuto, i nomi e le foto delle vittime non sono stati resi noti su richiesta delle stesse famiglie, ancora soggetti al pregiudizio dell’avere tra i membri un familiare disabile.

Il giovane è stato accusato di 19 omicidi, 24 tentati omicidi e reclusione illegale, oltre al possesso di armi. Al processo, iniziato in gennaio, hanno cercato di assistere oltre 2000 persone per soli 26 posti disponibili nella galleria pubblica. I suoi avvocati hanno affermato che il giovane era incapace di intendere e di volere, anche a causa dell’uso di marijuana.

Uematsu è stato comunque dichiarato colpevole e a Marzo di quest’anno è stato condannato a morte per impiccagione.

 

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