Tirana, demolito il Teatro Nazionale d’Albania. Ma i cittadini non ci stanno: è protesta

Questa mattina è stata portata a compimento la demolizione del Teatro Nazionale d’Albania, a Tirana. Al suo posto sorgerà un nuovo edificio. Le proteste dei cittadini hanno infuocato la capitale albanese

Stamane, in Albania, si è compiuto lo scempio culturale che ha portato alla distruzione di un edificio rappresentativo di un’intera epoca storica, e questo non riguarda da vicino solo la storia di Tirana ma anche quella della nostra Italia.

Dando seguito a una decisione presa nel 2018 dal Governo guidato da Edi Rama, oggi è stata eseguita la demolizione del Teatro Nazionale di Albania. Al suo posto saranno costruiti un edificio demandato all’assolvimento delle medesime funzioni, di più moderna fattura e di più ampie dimensioni, e altri palazzi sovvenzionati con fondi stanziati da investitori privati.

Il Teatro Nazionale di Albania era stato costruito nel 1938, poco prima dello scoppio della Seconda Guerra Mondiale, su progetto dell’architetto italiano Giulio Bertè. Centro culturale di importanza riconosciuta su tutto il territorio nazionale albanese, il Teatro era uno degli esempi più compiuti di quanto l’architettura razionalista abbia mai saputo realizzare in Albania. I cittadini, dopo due anni di proteste, hanno cercato di evitarne la demolizione. Purtroppo, senza riuscire nel loro intento.

Demolito il Teatro Nazionale d’Albania, le proteste dei cittadini

Il Teatro Nazionale d’Albania, così come lo conoscevamo, non esiste più. È stato demolito questa mattina all’alba, alla presenza di attivisti e artisti che hanno cercato di manifestare la loro contrarietà dinanzi a una demolizione percepita come assurda e ingiusta. Non esiste più ma ne esisterà uno nuovo, che dovrebbe sorgere al suo posto e che- secondo i progetti- dovrebbe essere più grande e più moderno.

Fatto sta che oggi non sono stati buttati giù soltanto ammassi di materiale da costruzione: insieme a loro è venuto giù il ricordo di un’intera epoca. L’epoca più buia di tutta la storia dell’uomo, che ci parla di Fascismo e Nazismo al potere e di guerra, ma proprio per questo si tratta di un periodo storico del quale si dovrebbe difendere con forza ogni tipo di testimonianza.

Stamane la Polizia ha dovuto utilizzare la forza per sgomberare l’area da quei manifestanti che volevano impedire le operazioni di demolizione e che hanno trovato la forza di riunirsi nonostante i divieti di assembramento. Alcuni di loro sono stati fermati e portati in Commissariato. Tra queste persone, come riporta Ticino online, c’era anche Monika Kryemadhi (la moglie del Presidente della Repubblica Ilir Meta). Lo stesso Meta si era opposto alla distruzione del Teatro e aveva fatto ricorso alla Corte Costituzionale.

Demolito il Teatro Nazionale d’Albania, il contesto storico: come il Paese cambiò volto negli anni ’30 del Novecento

Gli anni ’30 del secolo scorso meritano di essere ricordati perché è proprio in quel momento che l’Albania iniziò a pensare a un cambio di rotta rispetto a quella che era stata, fino ad allora, l’ideologia dominante anche in senso architettonico: quella ottomana. Si iniziò a ripensare la città e a guardare al concetto di pianificazione urbanistica.

Tutto questo fermento ideologico si tradusse in degli interventi che andarono a cambiare, per sempre, il volto della parte vecchia della capitale Tirana. Vennero aperte nuove strade, riqualificate le piazze e costruite nuove abitazioni; la progettazione di queste poderose operazioni venne affidata alla cura di architetti e ingegneri albanesi e italiani. In questo contesto storico si deve inserire l’operato di Giulio Bertè, incaricato di progettare (tra le altre cose) la casa dell’allora sindaco Abedin Nepravishta e di risistemare il centro della capitale albanese.

Gli “Atti del Convegno sull’architettura italiana in Albania negli anni 1920-1940“, convegno tenutosi a Tirana tra il 5 e il 6 novembre 2011 e organizzato dal Dipartimento di Architettura – disegno, storia, progetto della Facoltà di Architettura dell’Università di Firenze in collaborazione con il Dipartimento di Architettura e Urbanistica della Facoltà di Ingegneria Edile parte dell’Università Politecnica di Tirana, ci danno un’idea dell’immensa opera di rivalutazione che c’è ancora da compiere su molte di queste testimonianze architettoniche.

Ogni edificio che l’uomo costruisce, così come ogni opera d’arte prodotta dall’ingegno umano, è figlio del suo tempo. Il Teatro Nazionale di Albania era figlio del Razionalismo architettonico e del ruolo che i regimi totalitari hanno giocato nel modificare radicalmente il volto dei centri abitati coinvolti in tali processi di affermazione dittatoriale. Aveva delle caratteristiche costruttive perfettamente confrontabili con quelle di altri edifici e complessi sorti, in contemporanea, in località italiane, croate, rumene, bulgare. Non a caso si parla di “stili architettonici” quando si intende indicare delle caratteristiche costruttive e decorative comuni- certo, tenendo conto delle dovute varianti regionali e interpretative- a edifici costruiti tutti sotto l’egida della medesima temperie culturale.

Parliamo di testimonianze materiali e tangibili che sono importantissime e che sono state riconosciute per il loro valore. A riprova di questo, esiste un itinerario certificato dal Consiglio d’Europa- definito Atrium”- che raccoglie le testimonianze architettoniche dei regimi totalitari del XX secolo nella memoria urbana dell’Europa. Quella stessa memoria ha perso oggi una pagina di storia che avrebbe dovuto essere, invece, fortemente preservata.

Quanto accaduto a Tirana pone ciascuno di noi dinanzi all’obbligo, se non altro morale, di interrogare se stesso: la demolizione del Teatro Nazionale d’Albania ha dato vita a un pericoloso precedente? 

Maria Mento