Coronavirus, l’accusa dell’INPS alla Protezione Civile: mancano circa 20.000 morti

I dati quotidianamente diramati dalla Protezione Civile sono sempre più positivi.

La curva epidemica del Coronavirus in Italia tende a rimanere stabile (anche se in costante rimbasso) ma i numeri sono positivi: oggi sono 642 i nuovi casi contro i 665 di ieri e gli attualmente positivi sono 1.792 in meno oggi (60.960).

Ma è sul numero dei morti che l’INPS muove un’accusa alla Protezione Civile in un documento riportato da diversi media online.

All’appello mancherebbero infatti circa 20.000 morti.

“La quantificazione dei decessi per coronavirus, condotta utilizzando il numero di pazienti deceduti positivi fornito su base giornaliera dal dipartimento della Protezione civile, è considerata poco attendibile, in quanto influenzata non solo dalla modalità di classificazione della causa di morte, ma anche dall’esecuzione di un test di positività al virus”: è quanto possibile leggere nel documento diramato dall’Istituto Nazionale della Previdenza Sociale.

Secondo l’INPS non torna il numero di morti legati in qualche forma al coronavirus giacché nel periodo marzo aprile il numero di morti in Italia supera di 47.000 unità circa il numero di morti previsti (basandosi sul trend 2015-2019) mentre il numero di morti legato al coronavirus quantificati dalla Protezione Civile è circa 28.000: perché sono morte circa 19.000 persone in più?

L’INPS si domanda: “Quali sono i motivi di un ulteriore aumento di decessi pari a 18.971, di cui 18.412 tutti al Nord? Tenuto conto che il numero di morti è piuttosto stabile nel tempo, con le dovute cautele, possiamo attribuire una gran parte dei maggiori decessi avvenuti negli ultimi due mesi, rispetto a quelli riferiti allo stesso periodo, all’epidemia in atto. L’andamento dei decessi, nel periodo considerato, è stato condizionato sia dall’epidemia che dalle conseguenze del lockdown sia in negativo, ad esempio per le persone morte per altre malattie perché non sono riuscite a trovare un letto d’ospedale o perché non vi si sono recate per paura del contagio; sia in positivo, pensando alla riduzione delle vittime della strada o degli infortuni sul lavoro per lo smartworking e il blocco dell’Italia”.

Da segnalare come che nella prima parte dell’anno, nei mesi di gennaio e febbraio, il trend legato al numero di morti ha registrato addirittura un calo (di oltre 10.000 unità rispetto al succitato periodo 2015-2019).