Inter, Branca e il segreto del Triplete: i giocatori incazzati neri (come Mourinho a Catania)

A 10 anni dal Triplete dell’Inter, l’ex direttore sportivo di quella società – Marco Branca – è stato intervistato da Libero.

Ed ha parlato di come – alla base di quella Inter – ci fossero tanti giocatori che vedevano nella loro esperienza nerazzurra una possibile rivincita:

Andate a farvi un’analisi tecnica e caratteriale di quelli che abbiamo preso e che ci hanno portato al Triplete. Milito e Thiago Motta, scartato da Atletico, Barca, Portsmouth, dovevano far vedere che erano da grande squadra non solo da Genoa; Lucio era furibondo perché cacciato dal Bayern; Sneijder era stato scaricato dal Real. Eto’o era stato accantonato da Guardiola e poi è venuto da noi e ha fatto il secondo Triplete consecutivo. E Pandev? Già ci interessava portarlo a Milano il giugno successivo, ma poi a gennaio abbiamo colto l’occasione. È arrivato che era incazzato nero, alla Lazio era fuori rosa e non giocava da 7 mesi: con noi è stato sempre in campo e decisivo”.

Circa Sneijder, poi, Branca ha speigato che non è stato esattamente un colpo last minute: “Che però non è stato il colpo dell’ultimo minuto, come si racconta: gli stavo dietro ormai da otto mesi, sapevo che era il fantasista perfetto per completarci. Poi in estate lo avevo perso un po’ di vista ma, quando sembrava che non dovesse più venire, con Ernesto Bronzetti e Peppino Tirri siamo stati capaci di sbloccare la cosa negli ultimi tre giorni di mercato. Anzi, nelle ultime ore, visto che abbiamo chiuso l’affare alle tre del mattino del 26 agosto. L’abbiamo presentato il 28 ed è sceso in campo nel derby il 29: aveva fatto solo il defaticante con la squadra e Mourinho era anche piuttosto contrariato. Poi ha giocato una partita stupenda, vittoria 4-0. Che gli vuoi dire?”

Sempre sull’anno del triplete, Branca ha raccontato delle (poche – a dire il vero) sfuriate di Mourinho: “Catania? Una delle poche ma micidiali sfuriate lucide di Josè. Ne avrà fatte tre o quattro, non di più. Io ricordo quella nell’intervallo a Kiev, quando stavamo perdendo 1-0 con la Dynamo ed eravamo con un piede fuori dalla Champions a novembre. Era trasfigurato, così furioso che ha distrutto un lettino da massaggi, di ferro, pesantissimo, non so come abbia fatto. Poi la rete di Milito all’86’ e la zampata di Sneijder all’89’ per il 2-1 finale. Il resto è storia”.

Per finire, un retroscena circa un tentativo di portare Messi in nerazzurro: “Messi? vero, ci siamo mossi con discrezione, ma Leo non ha voluto lasciare perché era molto riconoscente nei confronti di una società che lo ha preso da piccolo e ha creduto in lui così tanto da aiutarlo a superare anche quei problemi di salute che aveva. È la dimostrazione che in questi grandi affari l’aspetto economico non viene sempre al primo posto”.