Coronavirus, condannato a morte su Zoom. Amnesty: “Condanna a morte sempre crudele e inumana, sia via Zoom sia in persona”

ULTIMO AGGIORNAMENTO 20:12

Ormai si fa tutto in videochiamata.

Si è già scritto dei processi in videochiamata ma qua siamo allo step seguente, con la condanna di un uomo alla pena di morte.

E’ accaduto a Singapore, dove a un uomo è stata comminata la pena capitale via Zoom.

Al fine di mantenere il distanziamento sociale, nel paese asiatico un detenuto è stato processato e condannato alla massima pena da un tribunale collegato in remoto.

E così Punithan Genasan, malese di 37 anni, a capo di un traffico di eroina scoperto nel 2011, ha scoperto in videochiamata che sarà impiccato.

L’uomo si è sempre dichiarato innocente, ma per la Corte erano chiari gli elementi a suo scapito.

Immediate le proteste delle associazioni che si battono contro la pena di morte.

“L’adozione di Singapore della pena di morte è intrinsecamente crudele e disumana e l’uso di tecnologie remote come Zoom per condannare a morte un uomo lo è ancora di più”: sono le parole di Phil Robertson, vicedirettore della divisione Asia di Human Rights Watch.

Anche la portavoce di Amnesty International Chiara Sangiorgio si è espressa contro la pena capitale, senza se e senza ma sottolineando come “una condanna a morte sia sempre crudele e inumana, sia via Zoom sia in persona”.

Nulla da eccepire – viceversa – per l’avvocato dell’uomo condannato giacché la videochiamata sarebbe stata usata solo per comunicare il verdetto del giudice.

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