Lo sciopero degli invisibili, l’iniziativa lanciata da Aboubakar Soumahoro: intervista al sindacalista

Ieri, giovedì 21 maggio, è iniziato il cosiddetto sciopero degli invisibili. Scopriamo di cosa si tratta attraverso le parole di Aboubakar Soumahoro, il sindacalista che ha lanciato l’iniziativa

Aboubakar Soumahoro, sindacalista che si occupa di difendere i diritti dei lavoratori agricoli, nei giorni scorsi ha lanciato l’idea di uno sciopero “degli invisibili”, da attuarsi nella giornata del 21 maggio. Perché l’idea di questo sciopero, che coinvolge direttamente anche i consumatori? Perché l’emergenza scatenata dal Coronavirus ha portato all’attenzione un problema da non sottovalutare: quello delle persone che in Italia lavorano nei campi e che sono sprovviste del permesso di soggiorno. Quindi, di conseguenza, anche di un regolare contratto.

Per manifestare contro le non convincenti norme sulla regolarizzazione, che sono contenute nel Decreto Rilancio, si è chiesto ai braccianti di manifestare e ai consumatori di non comprare frutta e verdura. Bianca Senatore, su radio Prisma, ha intervistato il sindacalista promotore di questa iniziativa.

Lo sciopero degli invisibili, cosa prevede il Decreto Bilancio per il lavoro nei campi

I braccianti contro i contenuti del Decreto Rilancio voluti, in materia di lavoro agricolo, dal Ministro Bellanova (Italia Viva). Tali provvedimenti, atti a contrastare il caporalato, non sono state ritenuti sufficienti dai lavoratori  del settore, tanto che per la giornata di ieri il sindacalista ha lanciato “lo sciopero degli invisibili“. Si protesta, insomma, contro alcune concessioni che dovevano esserci e che sono mancate. Per capire meglio la questione dobbiamo anche cercare di capire cosa prevede il Decreto Rilancio e cosa si contesta.

I datori di lavoro potranno assumere regolarmente i braccianti che attualmente lavorano in nero presentando un’istanza che prevede il pagamento di 500 euro per ciascuna regolarizzazione. L’istanza si potrà presentare a partire dal 1 giugno 2020 e fino al 15 luglio 2020. Chiunque si trovi in Italia senza permesso di soggiorno potrà ottenerne uno con lo scopo di cercare un lavoro. Si tratta di una specie di sanatoria dalla quale resta esclusa quella fetta di datori di lavori che ha favorito l’immigrazione clandestina in italia. Il provvedimento esclude anche chi ha indugiato nello sfruttamento del lavoro e in intermediazione illecita.

Ma cosa succede ai  cittadini non regolarizzati e con permesso di soggiorno scaduto entro il 31 ottobre 2019? Questi ottengono un permesso di soggiorno valido per sei mesi. Se alla scadenza del permesso il lavoratore sarà in grado di dimostrare di avere un contratto di lavoro subordinato, o dei documenti che comunque attestino il rapporto di lavoro, il permesso diventerà un permesso di soggiorno per motivi di lavoro. Questo solo a due condizioni.

La prima: il cittadino straniere si doveva trovare in Italia in data 8 marzo e da quel momento non deve essersi allontanato. La seconda: il cittadino deve aver prestato servizio in determinati ambiti lavorativi (agricoltura, allevamento e zootecnia, pesca e acquacoltura, assistenza alla persona e lavoro domestico) prima del 31 ottobre 2019. I cittadini stranieri che non abbiano questi requisiti non potranno accedere alla procedura. Sono esclusi anche i cittadini che siano stati condannati (anche se non in via definitiva), chiunque sia considerato un pericolo per la sicurezza pubblica e i cittadini che abbiano a carico un provvedimento di espulsione.

Lo sciopero degli invisibili, l’intervista a

Su radio Prisma è andata in onda l’intervista ad Aboubakar Soumahoro, che ha spiegato quali siano i motivi che lo hanno spinto a indire uno sciopero e a coinvolgere nella causa anche i consumatori, che poi sono coloro che beneficiano del lavoro agricolo.

Si protesta contro la condizione di pericolo in cui il Governo ha messo molti dei 600mila lavoratori irregolari che ci sono in Italia: questo perché non si è deciso di salvare vite umane nella lotta al Coronavirus, ma si è scelto di seguire le regole del mercato. Anche le Sardine, che hanno sposato la loro causa, sostengono che le regolarizzazioni dovessero spettare a tutti.

Abbiamo detto da subito che in un contesto di pandemia il primo atto che deve essere posto in essere da parte del personale medico impegnato in queste ore a salvare le vite è proprio quello di salvare le vite. Non deve essere posta la condizionalità dell’avere o meno un permesso di lavoro o della provenienza geografica, né di quanto reddito si è in possesso o meno. Si devono salvare le vite. Questo avevamo chiesto. Agire sulla base dei criteri di mercato è cinico. L’ex Ministro dell’Interno Roberto Maroni dice che questa legge è un copia-incolla della sua legge del 2009. Questo la dice molto lunga. E non si ferma lì: mette in evidenza che qui sono stati messi dei paletti restrittive, cosa che lui non aveva fatto“, ha spiegato il sindacalista. Che ha spiegato che i lavoratori che lavorano nei campi diventano invisibili quando si tratta di riconoscere i loro diritti.

Maria Mento