Strage di Capaci 28 anni dopo, Mattarella: “I mafiosi non avevano previsto un aspetto decisivo”

Il 23 maggio 1992 intorno alle 18 un boato squarciò la serenità del pomeriggio palermitano.

Nei pressi di Capaci, nei pressi di Isola delle Femmine, comune del capoluogo siciliano, un tratto dell’autostrada A29 viene fatta saltare in aria per uccidere il magistrato antimafia Giovanni Falcone.

Nell’attentato di 28 anni fa morirono per mano della Mafia il giudice Falcone, la moglie Francesca Morvillo, anche lei magistrato, e gli agenti della scorta Vito Schifani, Rocco Dicillo e Antonio Montinaro.

23 furono i feriti, in quella che rimane una delle più grandi ferite nella storia dell’Italia.

28 anni dalla strage di Capaci, le parole del presidente Mattarella

A 28 anni dalla strage, il presidente della Repubblica – il palermitano Sergio Mattarella – ha parlato: “La mafia si è sempre nutrita di complicità e di paura, prosperando nell’ombra. Le figure di Falcone e Borsellino, come di tanti altri servitori dello Stato (come il fratello Piersanti, presidente della Regione ucciso dalla mafia nel 1980, ndr) caduti nella lotta al crimine organizzato, hanno fatto crescere nella società il senso del dovere e dell’impegno per contrastare la mafia e per far luce sulle sue tenebre, infondendo coraggio, suscitando rigetto e indignazione, provocando volontà di giustizia e di legalità”.

Crisi di governo

Parole che commuovono, quelle del Presidente: “I mafiosi, nel progettare l’assassinio dei due magistrati, non avevano previsto un aspetto decisivo: quel che avrebbe provocato nella società. Nella loro mentalità criminale, non avevano previsto che l’insegnamento di Falcone e di Borsellino, il loro esempio, i valori da loro manifestati, sarebbero sopravvissuti, rafforzandosi, oltre la loro morte: diffondendosi, trasmettendo aspirazione di libertà dal crimine, radicandosi nella coscienza e nell’affetto delle tante persone oneste”.

Ed un pensiero speciale ai giovani – in particolar modo agli studenti coinvolti nel progetto ‘La nave della legalità’ – cui Mattarella ha tributato un videomessaggio: “I giovani sono stati tra i primi a comprendere il senso del sacrificio di Falcone e di Borsellino, e ne sono divenuti i depositari, in qualche modo anche gli eredi. Dal 1992, anno dopo anno, nuove generazioni di giovani si avvicinano a queste figure esemplari e si appassionano alla loro opera e alla dedizione alla giustizia che hanno manifestato. Cari ragazzi, il significato della vostra partecipazione, in questa giornata, è il passaggio a voi del loro testimone. Siate fieri del loro esempio e ricordatelo sempre”.