“Tassa Covid-2019”, è allarme rincari: gli esercenti “chiedono” ai consumatori di pagare le spese per il Coronavirus

ULTIMO AGGIORNAMENTO 13:09

Da qualche giorno, sui social, è scoppiata la questione rincari dei beni acquistabili negli esercizi commerciali. Questi rincari hanno preso il nome di “Tassa Covid-19”: scopriamo di cosa si tratta

Le riaperture in sicurezza degli esercizi commerciali che si è registrata a partire dal 18 maggio 2020 ha portato una novità non proprio piacevole, e in molti hanno iniziato a segnalare la cosa scrivendo sui social cosa stia accadendo. La situazione riscontrata da diversi cittadini ha fatto così tanto scalpore da arrivare a interessare le testate giornalistiche e a mettere in allarme l’associazione consumatori. Di cosa stiamo parlando? Di quella che ormai, anche se sono passati pochi giorni, è già diventata la “Tassa Covid-19”. Si tratta di un rincaro dei prezzi, segnalato sugli scontrini come contributo per il Coronavirus,  attraverso il quale i commercianti intendono probabilmente ripagare tutte le spese a cui sono dovuti andare incontro per potersi permettere di riaprire.

“Tassa Covid-19”, la polemica impazza sul web

I commercianti che dopo i mesi di lockdown vissuti sono riusciti a ripartire con le loro attività commerciali lo hanno fatto in un momento di difficoltà economica che coinvolge tutti i settori dell’economia italiana. Naturalmente, per poter riaprire in tutta sicurezza, gli esercenti hanno dovuto prendere tutta una serie di accorgimenti previsti dalle norme vigenti in fatto di Coronavirus. C’è anche chi, purtroppo, non ha abbastanza fondi economici per ripartire e si sta vedendo costretto a chiudere i battenti.

Così, sugli scontrini emessi dl momento della riapertura, è capitato che diversi clienti si siano trovati a dover pagare un extra: parliamo di un surplus di denaro, solitamente compreso tra i 2 e i 4 euro, regolarmente segnalato come “contributo Covid-19”. Insomma, una sorta di sovrapprezzo che i commercianti chiedono di pagare a chi usufruisce del loro lavoro per ripagare le spese sostenute a causa della pandemia. In molti casi, chi non ha ricevuto i contributi promessi dal Governo ha dovuto anticipare le spese di tasca propria.

Sui social è, dunque, scoppiata la polemica: è giusto che i cittadini, ugualmente colpiti dalla crisi innescata dall’emergenza, paghino per qualcosa di cui non hanno colpa?

“Tassa Covid-19”, la denuncia del Codacons

Il Codacons (Coordinamento delle associazioni per la difesa dell’ambiente e dei diritti degli utenti e dei consumatori) è stato chiamato in causa in tutta questa vicenda: come riportano Fanpage e Adnkronos, da giorni l’associazione riceve segnalazioni su questi sovrapprezzi.

Numerosi consumatori hanno denunciato al Codacons un sovraprezzo, mediamente dai 2 ai 4 euro, applicato in particolare da parrucchieri e centri estetici ai propri clienti. Un balzello inserito in scontrino con la voce ‘Covid’ e che sarebbe imposto come contributo obbligatorio per sostenere le spese degli esercenti per sanificazione e messa in sicurezza dei locali“, ha dichiarato Carlo Rienzi (Presidente del Codacons).

Il Codacons ha anche presentato denuncia alla Guardia di Finanza per contrastare i comportamenti truffaldini tenuti da diversi centri estetici: esistono casi in cui si chiede al cliente di acquistare, al prezzo di 10 euro, un kit monouso contenente ciabattine e kimono  (da indossare per sottoporsi ai trattamenti richiesti).

Come segnala Bufale.net, che ha esaminato la questione accertando che purtroppo non si tratta di una fake news, i rincari potrebbero essere applicati non solo da centri estetici e da parrucchieri. Non si tratta di una legge scritta, ma comunque il contributo esiste e probabilmente è più diffusa nelle grandi realtà cittadine.

Maria Mento

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