Calcio Catania, intervista ad Andrea Carlino sull’ipotesi cessione del club: molto dipende dal Tribunale di Catania

ULTIMO AGGIORNAMENTO 16:53

E’ al 23esimo posto nella classifica perpetua della Serie A, con 17 partecipazioni (di cui 8 consecutive negli anni ’00).

E’ la squadra della decima città d’Italia per numero di abitanti.

E’ il Calcio Catania, storico club siciliano, attualmente militante in Serie C.

Doveva essere un rapido passaggio, quello dei rossazzurri per la terza serie, ma poi una serie di contingenze hanno trasformato la categoria in vere e proprie sabbie mobili per la squadra – arrivata due volte alle semifinali dei play off.

Da tempo si parla di un passaggio di proprietà del club – in mano all’imprenditore locale Nino Pulvirenti dal 2004 – ma solo in questi giorni l’ipotesi è diventata concreta, con l’offerta di una cordata (la Sport Investiment Group Italia Spa) che – secondo quanto riportato dai principali media online – verrebbe offerto 1 milione di euro per l’intero pacchetto azionario col centro sportivo di Torre del Grifo e l’accollo di tutti i debiti. .

Abbiamo parlato dell’ipotesi (e di altro ancora) con Andrea Carlino, giornalista tra i più esperti delle dinamiche del club etneo.

D: Quanto ritieni probabile il presidente Pulvirenti ceda la società alla Sport Investiment Group Italia Spa?

R: Le possibilità che Pulvirenti ceda alla cordata non sono molto alte, ma allo stesso tempo bisogna fare i conti con ciò che deciderà il Tribunale di Catania. Con gli amministratori giudiziari la situazione cambierebbe e le possibilità per la cordata potrebbero aumentare anche se non è escluso che lo stesso Pulvirenti possa trovare il famoso asso nella manica (cioè altri investitori).

D: Quanto ritieni affidabile questa cordata?

R: Rappresentano il tessuto imprenditoriale locale, c’è chi ha già avuto rapporti con Pulvirenti visto che è stato sponsor di maglia (si tratta di Ecogruppo Italia di Angelo Maugeri) o è creditore nei confronti dell’attuale proprietà come Arturo Magni. C’è la volontà di fare le cose per bene e i passi che si sono fatti vanno in questa direzione. Affidabilità? Direi di sì, ma solo nel breve termine. Alla lunga servirà un imprenditore che abbia grande disponibilità economica.

D: Potresti darci qualche dettaglio maggiore circa chi è composta?

R: Ci sono volti noti e meno noti dell’imprenditoria siciliana.

Cinque persone fisiche
Giovanni Ferrau
Nicola Le Mura (il presidente del Licata Calcio)
Antonio Paladino (titolare dello studio di commercialisti dove c’è la sede legale della società)
Antonino Russo
Sergio Santagati

più sei società private

Ecogruppo Italia
Sb Engineering
Puntoeacapo
Consorzio In&Out
Consorzio Logatrans
Investment Managment Group Italia Srl

Sicuramente, però, ne arriveranno altri.

D: Quale sarebbe la prospettiva per il Catania qualora Pulvirenti non ceda? Si andrebbe verso un certo fallimento?

R: Il fallimento, purtroppo, pare inevitabile, considerato anche la messa in mora dei giocatori, i punti di penalizzazione in arrivo per i mancati stipendi. La situazione è critica: il passaggio di proprietà non è solo auspicabile, ma perfino doveroso vista la situazione.

D: Sette stagioni fa il Catania era in serie A, sei stagioni fa in serie B. Dal momento in cui la compagine etnea è stata relegata alla Lega Pro la piazza è andata allontanandosi dal presidente poco alla volta, fino ad una aperta contestazione: quando è avvenuta la rottura?

R: La rottura definitiva si è vista nel 2015 con I Treni del Gol, poi c’è stato un riavvicinamento con il ritorno di Lo Monaco, ma credo che nel 2018, dopo la semifinale persa ai rigori contro il Siena si sia rotto qualcosa, non solo nel rapporto con il pubblico. Poi c’è stata anche la vicenda del mancato ripescaggio che ha causato non pochi danni alla società e alla squadra compromettendo di fatto l’intera stagione successiva.

D: Quali sono state le colpe di Pulvirenti, qualora si possa parlare di colpe?

R: Beh, c’è da dire che i cicli nascono e finiscono. Pulvirenti ha acquistato il Calcio Catania nel 2004, l’ha portato in Serie A nel 2006 e fino al 2014 è stato nella massima serie. Purtroppo i veri errori sono stati fatti nella stagione di Serie B con Pablo Cosentino: rosa competitiva, ma solo nella seconda parte di campionato. E poi quel finale amaro con il calcioscommesse, una vicenda, però, dai contorni non proprio chiari anche a distanza di tempo.

D: Quale ritieni sarebbe la soluzione più giusta per terminare questa tribolata stagione 2019/20, in Lega Pro? Ovviamente chiedo una tua personale opinione, giacché qualsiasi opzione potrebbe scontentare qualcuno.

R: Credo che la formula migliore sia quella di promuovere le prime di ogni girone e poi far disputare i playoff tra le migliori otto squadre dei tre gironi: quarti, semifinale e finale in gare secche e campo neutro, rigorosamente a porte chiuse. Temo, però, che qualsiasi soluzione porterà a contenziosi. Nemmeno il coronavirus ha spazzato via l’ostinazione a far ricorrere alla giustizia sportiva.

R.D.V.

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