Coronavirus, il prof Mantovani: “Test non danno patente di immunità. Pazienti meno gravi per vari motivi”

Intervista del Corriere della sera ad Alberto Mantovani, immunologo e direttore scientifico dell’Humanitas di Rozzano, nonché Professore Emerito all’Humanitas University.

Una intervista in cui il professor Mantovani spiega come i test alla ricerca di anticorpi per il coronavirus non possano garantire che chi ce li ha (gli anticorpi) sia a tutti gli effetti immune dalla possibilità di essere contagiato di nuovo: “Lo ripeto da tempo e lo sostiene anche l’Organizzazione mondiale della Sanità: questi test per la ricerca di anticorpi per Sars-CoV 2 sono uno strumento prezioso per valutare la prevalenza e la diffusione del virus e in alcune condizioni cliniche, ma non danno una patente di immunità. A oggi ancora non sappiamo se la presenza di una certa quantità di anticorpi è la spia di una risposta immunitaria che assicura protezione contro l’infezione”.

Il professor Mantovani ha quindi ulteriormente specificato, paragonando la situazione legata al virus attuale alla situazione legata alla Sars (che dal novembre 2002 al luglio 2003 ha contagiato 8096 persone, causando 774 decessi in 17 paesi): “Per chi ha davvero sviluppato la malattia possiamo ragionevolmente pensare che per un certo periodo resterà protetto da Sars-CoV-2. La Sars dava ai guariti un’immunità di 2-3 anni e questo virus gli è parente. Il problema è che la stragrande maggioranza delle persone che incontra Covid-19 o non si ammala o lo fa in modo blando: in questo caso non sappiamo se la risposta immunitaria indotta, di cui la presenza di anticorpi è una spia, sia davvero protettiva o se queste persone rischiano una nuova infezione”.

Quindi, una battuta circa la minor forza del virus (una ipotesi che è circolata molto ultimamente): “Ne ragioneremo quando qualcuno porterà le prove sulle riviste scientifiche autorevoli. È vero che i pazienti sono molto meno gravi, ma i motivi possono essere molti: l’esperienza clinica passata, abbiamo imparato a conoscere la malattia; il virus ha colpito inizialmente le persone più deboli, molte delle quali non ce l’hanno fatta; oggi ci comportiamo meglio e in questo modo anche i più fragili sono più protetti; infine le malattie causate dai virus respiratori si attenuano con la primavera e l’estate perché stiamo di più all’aperto e in casa teniamo le finestre aperte e la quantità dell’esposizione al virus cambia”.