Chi sono e cosa vogliono i gilet arancioni scesi in piazza in diverse parti d’Italia?

ULTIMO AGGIORNAMENTO 17:29

E’ nato sui social network nel maggio del 2018.

Hanno iniziato a scendere in piazza a Parigi il 17 novembre 2018 quando – verso le 7:30 del mattino – furono bloccate diverse strade principali della capitale francese.

Da quel momento, quello dei gilet gialli è divenuto un movimento molto importante in Francia (e in diverse parti d’Europa).

Ha ottenuto anche diversi risultati (aumento del salario minimo di 100 euro per mese, eliminazione delle tasse sugli straordinari, annullamento delle imposte sui carburanti) ma con l’avvento della pandemia non se n’è più sentito parlare.

In Italia, a distanza di quasi due anni (perché le cose arrivano sempre in ritardo – nel Bel Paese), giungono i gilet arancioni.

Sono scesi in piazza a Milano (e in diverse altre città), attirando parecchie critiche sui social (come potete leggere in questo articolo che abbiamo scritto al riguardo).

Chi sono i gilet arancioni e cosa vogliono?

Sanno cosa vogliono ma non sanno come ottenerlo, a differenza dei Sex Pistols.

Vogliono il ritorno alla “lira italica” e un governo votato dal popolo (ma prima richiedono un cambio di legge elettorale).

E come riporta Il Tempo, queste sono le parole d’ordine: “No all’app immuni e no ai vaccini come sistema di controllo e di restrizione delle libertà fondamentali. E no alla politica filocinese”

Hanno una composizione decisamente eterogenea: ci sono No Vax (come comprensibile dalla frase succitata) ma ci sono anche provenienti da alcuni movimenti politici già esistenti (come Casa Pound – o per lo meno è quanto emerge della composizione della piazza romana).

Tra i “volti noti” del movimento, l’ex generale dei carabinieri Antonio Pappalardo, in congedo dal 2006.

Il movimento esiste già da qualche tempo (ha ottenuto 587 voti alle regionali in Umbria, per lo 0,13% dei voti).

Adesso, soprattutto con la manifestazione di Milano, ha ottenuto una discreta ribalta.

Molto merito va a Twitter e all’hashtag #giletarancioni che ha preso piede con forza (anche se il senso non era del tutto positivo).

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