La figlia muore in Spagna, il governo non rilascia il corpo ipotizzando un “rischio coronavirus”

Morta all'estero, difficoltà a rimpatriare la salma causa coronavirus

Padre costretto ad ingaggiare una battaglia legale per rimpatriare la salma della figlia, morta a 23 anni a Magaluf.

Una giovane inglese, Danielle Brooks, di 23 anni, è stata trovata morta il 18 maggio a Magaluf, nelle Baleari. La giovane si è tolta la vita spontaneamente ma, a causa della pandemia di coronavirus, le autorità non permettono il rilascio del corpo.

La giovane viveva nella piccola località balneare da tre anni e prima del lockdown era risultata positiva al coronavirus. Per le autorità Spagnole c’è quindi rischio di contagio. Per riportare nel Regno Unito il corpo della figlia, Micheal -noto come Fin- è costretto ad ingaggiare una battaglia legale con il tribunale Spagnolo.

Questa dolorosa storia, in cui un padre distrutto dalla perdita della figlia deve anche lottare per riavere il suo corpo, è stata riportata dal Daily Star.

Per recuperare il corpo l’uomo deve recarsi in loco

L’omo, di 46 anni, ha rivelato che la figlia ha anche lasciato un biglietto di addio con scritto “Mi dispiace, ti amo”. La ragazza è stata curata per un disturbo bipolare, ma aveva risentito del blocco imposto dal coronavirus a causa del cui i suoi amici non avevano potuto raggiungerla.

La ragazza era risultata positiva il 25 marzo, ma dopo due settimane di isolamento risultava guarita. Il referto medico afferma che potrebbe comunque esserci rischio di contaminazione. Attualmente infatti non è chiaro se chi ha contratto il virus è immune o può prenderlo più volte.

L’uomo dovrà recarsi a Magaluf, dove la bara è già stata chiusa. “Quindi non potremo baciarla per dirle addio” spiega Fin. In seguito dovrà rientrare a casa con le ceneri e autoisolarsi per due settimane per evitare rischi sanitari. “E’ tutto sbagliato” racconta Fin.