Ponte sullo Stretto di Messina, la fantomatica opera che dovrebbe rilanciare il Sud per Matteo Renzi s’ha da fare

ULTIMO AGGIORNAMENTO 19:50

Matteo Renzi torna a parlare delle sue idee per rilanciare l’Italia e lo fa nel libro che sta per essere pubblicato. L’ex Presidente del Consiglio punta nuovamente i riflettori sul Ponte di Messina

Ogni idea che si occupi di accendere i riflettori sul rilancio del Mezzogiorno d’Italia passa sempre e misteriosamente per una strada che non è praticabile perché, semplicemente, non esiste se non sulla carta: quella del Ponte sullo Stretto di Messina. A tornarne a parlare è stato Matteo Renzi, il leader di Italia Viva, che ha deciso di occuparsi della trattazione di questa annosa questione nel suo nuovo libro.

Un’opera mai costruita, per la quale ancora si continua a pagare (a vuoto), e che i siciliani- per certi versi- sono anche stanchi di sentir nominare. Perché? Perché la Sicilia ha problemi ben più urgenti da risolvere, come (solo per citarne due) quello dei mezzi pubblici insufficienti o della messa in sicurezza di strade, autostrade, e viadotti viari. Se non altro perché sarebbe sacrosanto occuparsi della manutenzione di infrastrutture che già esistono, anziché continuare a favoleggiare di un progetto che con tutta probabilità non vedrà mai la luce. Eppure, di Ponte sullo Stretto si torna sempre a parlare quando tira aria di “promesse elettorali”. E quale momento migliore di questo, visto che adesso l’Italia sarà chiamata a lasciarsi alle spalle il Coronavirus e a ripartire a pieni motori? O, almeno, questo è quello di cui sembra essere convinto Matteo Renzi.

Matteo Renzi favorevole al Ponte sullo Stretto, presto il nuovo libro del leader di Italia Viva sarà in libreria

La mossa del cavallo” è il titolo dell’ultimo libro firmato da Matteo Renzi e che a breve sarà pubblicato da Marsilio Editore. In questo libro, l’ex Presidente del Consiglio dei Ministri ha riportato l’attenzione su un argomento che la politica italiana non è mai stata capace di affrontare in maniera adeguata, e si parla-cioè- del famigerato Ponte sullo Stretto di Messina. Un’infrastruttura che secondo molti sarebbe la chiave di volta per il rilancio dell’economia del Sud Italia e che, per ora, ha prodotto l’unico effetto di costare molto alle tasche dei cittadini.

Fatto sta che per un po’ il dibattito sale in cattedra, divide l’opinione pubblica tra favorevoli e contrari alla costruzione del ponte, per poi cadere nel dimenticatoio fino al successivo exploit. Il dibattito, appunto, visto che di infrastruttura non si può parlare dal momento che il ponte, materialmente parlando, non esiste. Anche se, a ben vedere, Il Fatto Quotidiano ci ricorda che il progetto ha fatto già spendere 312 milioni di euro.

Costi elevatissimi per una costruzione che- non esistendo- non può essere di giovamento a nessuno. Secondo Matteo Renzi, però, l’Italia adesso avrebbe la possibilità di costruire davvero un ponte che possa collegare la Sicilia alla Calabria. Il momento giusto sarebbe ora: scopriamo perché, secondo il leader di Italia Viva, e perché secondo altri- anche stavolta- il progetto non s’ha da realizzare.

Matteo Renzi favorevole al Ponte sullo Stretto, anche Dario Franceschini lancia l’idea. Provenzano frena

Una notizia, lanciata da Trenitalia qualche settimana fa, ha rivelato la novità che ci accompagnerà proprio a partire da questo mese di giugno: i treni Freccia Rossa, partiti dal Nord Italia, arriveranno fino a Reggio Calabria.

L’alta velocità arriverà a Reggio Calabria è incredibile e ingiusto che non possa arrivare anche a Palermo. La fiscalità di vantaggio per la Sicilia prima del Coronavirus era un’utopia, ora invece è possibile e noi presenteremo un disegno di legge ed un emendamento al dl Rilancio in discussione in Parlamento. In questo momento si stanno rivedendo le norme sugli aiuti di stato, di concerto con l’Ue, dobbiamo intervenire. Niente tasse per un periodo determinato a tutte le imprese che investono in Sicilia e Sardegna e creano lavoro”. Così ha parlato Davide Faraone, capogruppo di Italia Viva al Senato, che si è detto pronto a riportare il dibattito nelle aule del Parlamento. Faraone si pone, ovviamente, sulla scia di Matteo Renzi, e fa lo stesso anche Salvatore Margiotta (Sottosegretario dem alle Infrastrutture).

E dunque, è chiaro che in qualche modo questi treni dovranno riuscire a raggiungere la Sicilia. Come? Magari servendosi del futuro Ponte.

Lo sostiene anche Dario Franceschini (PD), il Ministro per i Beni e le Attività Culturali e del Turismo (Mibact), che con le sue parole ha quindi dimostrato di non chiudere del tutto la porta a questa possibilità.

Beh – ha detto il Ministro – i treni ad alta velocità dovranno pur attraversare lo Stretto. Ma andranno visti costi e benefici di tutte le soluzioni alternative”.

Ci sono voci fuori dal coro? Chiaramente sì, e sono di primissimo piano. A frenare sul rilancio di questa suggestione ci ha pensato Giuseppe Provenzano, Ministro per il Sud di origine siciliana. Che, appunto, ha voluto ricordare altri problemi che andrebbero risolti prima di un eventuale rilancio del Ponte:

Lo shock per definizione dovrebbe intervenire nell’immediato e del Ponte, al di là di tutto, qui dovremmo rifare la progettazione. Si tratta di un discorso di medio periodo, sul quale davvero non ho posizione ideologica come ho già detto. Ma intanto dobbiamo far partire il resto: il Piano Mit nel Piano Sud mobilita oltre 33 miliardi nel triennio. Concentriamoci su questo”.

Articolo in aggiornamento

Maria Mento

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