Coronavirus, la Cina ha ritardato il passaggio delle informazioni all’OMS: le prove trovate da Associated Press

Ph Naohiko Hatta

Dietro agli elogi che l’OMS ha pubblicamente pronunciato nei confronti del Governo cinese, per la velocità di condivisione delle informazioni sul Coronavirus, ci sarebbe ben altro. L’Associated Press ha scoperto che la Cina ha condiviso quelle informazioni ma che lo ha fatto in modo tutt’altro che tempestivo

L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha pubblicamente elogiato la Cina per la tempestività con cui il Paese orientale aveva condiviso con il resto del mondo le informazioni sul Coronavirus di cui era in possesso. Questo succedeva nel corso del mese di gennaio, e cioè poco prima che l’emergenza colpisse con veemenza anche l’Europa e che iniziassero a sorgere forti dubbi sulla trasparenza della condotta  tenuta da Pechino.

Un’indagine condotta dall’Associated Press ha permesso di evidenziare che, di fatto, quegli elogi erano complimenti di facciata, esplicitati con la sola speranza di convincere il Governo di Xi Jinping a condividere altre notizie utili. La realtà che si nasconde dietro a quelle dichiarazioni pubbliche ci porta a un altro scenario: la Cina ha condiviso quelle informazioni, ma lo ha fatto con ritardo, scatenando sentimenti di frustrazione e irritazione tra i funzionari  che- intanto- cercavano di trattare la questione con tutta la diplomazia possibile e di non far trapelare la questione del ritardo.

La Cina ha condiviso in ritardo le informazioni sul Coronavirus, l’Associated Press ha trovato le prove delle tensioni tra Pechino e OMS

Oltre settimana di ritardo nella condivisione delle informazioni sul genoma del Coronavirus. Informazioni che se fossero arrivate prima, forse, avrebbero potuto aiutare a preparare una migliore gestione della pandemia. Per questo motivo, l’OMS si è irritata nei confronti del Governo cinese, colpevole di non aver immediatamente condiviso le notizie sul nuovo Covid-19 di cui era in possesso.

La vicenda risale allo scorso mese di gennaio, dopo la scoperta dei primi casi di polmonite anomala a Wuhan e prima che Paesi come Italia, Spagna,  Gran Bretagna e Francia venissero messi in ginocchio. Pubblicamente, l’Organizzazione Mondiale della Sanità elogiava Pechino per la tempestività della sua collaborazione.

Ora, l’Associated Press ha scoperto che esistono dei documenti interni e del materiale audio che contraddicono questa versione dei fatti ufficialmente fornita direttamente dall’Agenzia che fa capo all’Onu. Non elogi ma lamentele da rapportare al ritardo con cui la Cina ha condiviso notizie utili sul Coronavirus. Una situazione difficile, frustrante, che non poteva essere lamentata tramite canali ufficiali, e questo per non mettere a rischio i rapporti con Pechino ed evitare che si potesse chiudere ogni spiraglio di collaborazione

Questo ritardo, scrive l’Associated Press, sarebbe stato scatenato da “un ferreo controllo sull’informazione e dalla competizione interna al sistema sanitario cinese”.

La Cina ha condiviso in ritardo le informazioni sul Coronavirus, la decodifica del genoma e il silenzio successivo

La codifica del genoma del Coronavirus, venne completata, in Cina, nella giornata del 2 gennaio 2020. Questo circa sei  giorni dopo che una notizia era giunta alle autorità di Wuhan da parte della Vision Medicals. Parliamo di un’azienda che aveva messo insieme larga parte del genoma di un virus che somigliava alla Sars. Dopo aver ricevuto tali informazioni, le autorità di Wuhan si rivolsero alla virologa Shi Zhengli (responsabile del Centro malattie infettive dell’Istituto di Wuhan): lei e il suo team hanno lavorato, dal 30 dicembre fino al 2 gennaio, per portare a termine la decodifica del genoma.

A quel punto sarebbe, però, intervenuta la Commissione sanitaria cinese, che avrebbe imposto il silenzio a tutti coloro i quali fossero in possesso di queste informazioni.

Circa una decina di giorni dopo, in date 11 e 12 gennaio 2020, le sequenze vennero rese pubbliche. A farlo, sul sito virological.org, fu lo scienziato Zhang Yongzhen, seguito a ruota dagli altri laboratori (che a quel punto furono costretti a farlo dalle circostanze venutesi a creare). Sappiamo che, nel lasso di tempo che è intercorso dalla decodifica del genoma alla pubblicazione delle informazioni, l’Oms lamentava (in meeting interni) l’assenza di comunicazioni da parte di Pechino.

Si dovette attendere fino al 20 gennaio 2020 prima che la Cina ammettesse che il nuovo virus che stava dilagando si poteva trasmettere da uomo a uomo. Ma l’informazione era già stata comunicata ai suoi collaboratori da Shi Zhengli in data 14 gennaio. Seguirono altre due settimane di silenzio da parte della Cina nei confronti dell’OMS. Il 30 gennaio, poi, l’Organizzazione Mondiale della Sanità avrebbe dichiarato lo stato di emergenza globale.

Articolo in aggiornamento

Maria Mento