Coronavirus, il professor Clementi: “Il virus è clinicamente finito”. E sulla seconda ondata: “Potrebbe anche non tornare”

Abbiamo scritto già più volte delle affermazioni del primario dell’ospedale San Raffaele di Milano Alberto Zangrillo.

Secondo Zangrillo: “Il virus dal punto di vista clinico non esiste più”.Lo ha detto alla Annunziata a “Mezz’ora in più”, lo ha ribadito a Porta a Porta.

E adesso, a dargli manforte, ci sono le parole di Massimo Clementi – ordinario di Microbiologia e Virologia all’università San Raffaele di Milano – intervistato da Telese per TPI.

Una lunga intervista, con diversi spunti che fanno ben sperare.

Innanzitutto, il professor Clementi ha voluto sottolineare che dietro le parole di Zangrillo ci sono i suoi studi.

E, nello specifico, ha spiegato il funzionamento dello studio nello specifico: “Ho preso cento pazienti della prima fase di epidemia e li ho paragonati a cento pazienti della seconda fase. Cento contagiati della prima metà marzo e cento della seconda di maggio: casi di cui fra l’altro sapevo tutto, perché conoscevo la loro storia clinica. Dopo aver costituito questi due insiemi di campioni omogenei li ho confrontanti”.

E quella che è emersa è “una differenza stratosferica” circa “il computo relativo alla quantità del virus in ogni singolo tampone”: “Vuole le proporzioni? Se un tampone del primo gruppo si rileva un indice di 70mila, nel secondo si aggirava intorno a 700!”

E alla domanda se la densità rappresenta l’indice della forza del virus, questa è stata la risposta: “Senza dubbio. Solo i negazionisti più acerrimi oggi minimizzano l’impatto della stagionalità”.

Ma cosa porterebbe all’indebolimento di questo coronavirus?

L’avvento dell’estate (“Ipotizziamolo come uno dei motivi che producono l’indebolimento del Covid”) e il fatto “che questo virus si stia adattando all’ospite. Il virus per sopravvivere non deve uccidere il suo ospite“.

Il professor Clementi si sente quindi di confermare quanto detto dal dottor Zangrillo:

“Sì, giusto dire che il virus è clinicamente finito. Lo diciamo noi che abbiamo visto morire. Perché adesso questi malati gravi non ci sono più, ed è un fatto”.

E a cosa porterebbe questa (importantissima, anche se il professor Clementi tende a sminuirla, in attesa che giungano conferme da altre parti del mondo) scoperta? “Più dimostri che il virus si attenua più dimostri che ci puoi convivere”.

Coronavirus, il professor Clementi sulla seconda ondata

Il professor Clementi ha quindi parlato della tanto temuta “seconda ondata”: “Mettiamola così. Secondo me nessuno può dire che torna. O che non torna. E potrebbe anche non tornare”.

Come accaduto con la Sars: “Esplose, fino a giugno infettò e poi anche questa infezione scomparve”.

Coronavirus, il professor Clementi sull’uso delle mascherine all’aperto

E circa l’obbligo dell’uso delle mascherine, Clementi si è esposto in maniera netta: “Io davvero non capisco il senso della mascherina in ambiente esterno. Perché devo portare la mascherina se rispetto le distanze interpersonali all’aperto?”

“L’altro giorno ero sul marciapiede di fronte al mio palazzo: ho visto un signore che correva in pantaloncini , quasi cianotico con una mascherina filtrante. Ho dovuto qualificarmi come medico specialista e chiedergli di togliersela. È folle uccidersi con la propria anidride carbonica”.

Per questo motivo, a suo avviso la mascherina non ha senso (all’aperto, sia ben chiaro, rispettando le misure di distanziamento sociale): “All’aperto, lontano dagli altri, non ne vedo il motivo. Non esiste motivo, perché il rischio di trasmissione aerea, in questa stagione, è davvero limitato alla estrema vicinanza o agli spazi chiusi”.