L’infermiera dello scatto virale: “Bonus Covid è un contentino. Non abbiamo super poteri ma competenze. E devono essere riconosciute”

ULTIMO AGGIORNAMENTO 12:48

Il suo scatto con il segno della mascherina impresso sul viso, era divenuto virale qualche mese or sono – nel pieno dell’emergenza legata al covid.

Lei è Martina Benedetti, una delle infermiere simbolo della lotta al coronavirus.

E’ intervenuta ai microfoni di Radio2 durante l’ultima puntata de “I Lunatici”, programma in diretta dal lunedì al venerdì notte a partire dalle 00.30.

Ed ha parlato di come il timore sia che – dopo aver parlato di medici e infermieri come di eroi per il loro combattere in prima linea contro il tremendo virus – presto ci scorderemo di loro: “Se cambieranno le cose in futuro nella percezione del lavoro degli infermieri? Non sono molto ottimista, purtroppo le persone hanno memoria molto corta nella maggior parte dei casi. Anche oggi stiamo vedendo che i famosi bonus Covid in molte regioni non arrivano, a noi sono arrivati, ma per mia modesta opinione, potevamo farne a meno. E’ stato un contentino, per l’enorme lavoro che abbiamo fatto. Sono stati super tassati questi bonus, non nascondo la mia profonda amarezza, i cambiamenti devono essere altri, il nostro riconoscimento non dovrebbe essere un bonus. Quella foto diventata virale è servita anche a far capire alle persone cosa facciamo davvero noi infermieri. Siamo una categoria da sempre nell’ombra. Ci hanno chiamati eroi, io non mi sono mai sentita un eroe, penso che noi non siamo eroi, ma professionisti, non abbiamo i super poteri, ma abbiamo le competenze. E le competenze devono essere riconosciute, a livello sociale e a livello economico. E non è un mistero che i nostri stipendi siano i più bassi d’Europa”.

Martina Benedetti ha quindi raccontato dei momenti più difficili: “Non riuscivi mai a staccare mentalmente. Ho sempre fatto questo lavoro, sempre visto situazioni in cui ti rapporti con la morte o situazioni di vita spesso disperate, è sempre stato difficile, ma almeno avevi la possibilità di uscire, di avere degli hobby, una vita esterna in grado di farti allontanare dalle responsabilità che avevi una volta indossata la divisa. In questi mesi, invece, non c’è stata la possibilità di staccare. Si aspettava con ansia il bollettino di guerra dell 18.00, è stato un periodo difficile, complicato, la tecnologia mi ha aiutato tantissimo”.

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