Convenzione di Faro, la denuncia di Fratelli d’Italia: “Nostro Patrimonio censurato per non offendere Islam”

ULTIMO AGGIORNAMENTO 16:30

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Fratelli d’Italia contro la Convenzione di Faro. Due parlamentari che fanno parte del gruppo guidato dalla Meloni sostengono che si vogliono censurare le opere d’arte italiane per non offendere l’Islam. Cosa c’è di vero?

Il 27 ottobre del 2005, a Faro (Portogallo), è stata presentata la “Convenzione quadro del Consiglio d’Europa sul valore dell’eredità culturale per la società”. Sono trascorsi otto anni dal momento, storico per il Patrimonio Culturale italiano, in cui l’Italia ha sottoscritto la convenzione (era il 2013) che dalla città portoghese trae il suo nome e, otto anni dopo,  la situazione è la seguente: il testo non è ancora stato ratificato dal nostro Parlamento. La Convenzione è stata approvata al Senato con 147 voti favorevoli, 46 contrari e 42 astenuti, nel corso dello scorso mese di ottobre. Per maggio 2020 si attendeva l’atto finale, e cioè quello dell’approvazione alla Camera, dove- dopo l’approvazione delle Commissioni competenti– è tempo di dibattito.

La Convenzione di Faro è fortemente caldeggiata da numerosi esperti che operano nel settore, nonché dallo stesso Ministro del Mibact Dario Franceschini. Parliamo di un testo che innova profondamente il concetto di Patrimonio  Culturale e che identifica la collettività come parte attiva del processo di valorizzazione e tutela. Il cittadino ha diritto a partecipare alla vita culturale, che diventa- in questo contesto- “una responsabilità individuale e collettiva” e la condizione necessaria che sta alla base di una democrazia pacifica e di un’elevata qualità della vita. La Convenzione di Faro, cosa importantissima da sottolineare, è perfettamente in linea con quei concetti di assoluta novità espressi dalla nostra Costituzione (art.9) all’indomani della Seconda  Guerra Mondiale.

C’è da dire che, però, non tutti sono d’accordo con chi con forza auspica che il Parlamento possa giungere presto a una ratifica. Due parlamentari di Fratelli d’Italia, Andrea Delmastro e Giovanni Donzelli, hanno polemizzato nei confronti dei contenuti di alcuni articoli della Convenzione di Faro (nello specifico: gli articoli 4 e 7) poiché andrebbero a innescare una sorta di censura del Patrimonio Culturale italiano al fine di non offendere altre confessioni religiose, quali ad esempio l’Islam. I due seguaci di Giorgia Meloni hanno realizzato un video per denunciare quello che, secondo loro, è un pericolo reale.

Convenzione di Faro, Fratelli d’Italia contro la ratifica: “Il Governo vuole censurare il Patrimonio italiano”

Il governo vuole censurare le nostre opere d’arte per non offendere gli islamici”. Questo è quanto sostengono Delmastro e Donzelli (FdI) sulla prossima ratifica della Convenzione di Faro in Italia. Come riporta Il Secolo d’Italia, il problema sarebbe rappresentato da quanto sancito dal comma b dell’articolo 4 e dall’articolo 7. L’articolo 4, che si occupa dei Diritti e responsabilità concernenti l’eredità culturale, al comma contestato dai due esponenti di Fratelli d’Italia stabilisce che:

Chiunque, da solo o collettivamente, ha la responsabilità di rispettare parimenti la propria e l’altrui eredità culturale e, di conseguenza, l’eredità comune dell’Europa”.

L’articolo 7, che pone l’attenzione sull’eredità culturale e sul dialogo, recita così:

Le Parti si impegnano, attraverso autorità pubbliche ed altri enti competenti a:

  1. incoraggiare la riflessione sull’etica e sui metodi di presentazione dell’eredità culturale, così come il rispetto per la diversità delle interpretazioni;
  2. stabilire i procedimenti di conciliazione per gestire equamente le situazioni dove valori tra loro contraddittori siano attribuiti alla stessa eredità culturale da comunità diverse;
  3. sviluppare la conoscenza dell’eredità culturale come risorsa per facilitare la coesistenza pacifica, attraverso la promozione della fiducia e della comprensione reciproca, in un’ottica di risoluzione e di prevenzione dei conflitti;
  4. integrare questi approcci in tutti gli aspetti dell’educazione e della formazione permanente.”

Quindi, Delmastro e Donzelli- nella loro aspra critica- hanno ricordato quanto fatto dal Governo Renzi durante la visita di Hassan Rohuani (Iran) in Italia. Era il 2015 e l’allora governo dem prese una decisione, divenuta poi un vero e proprio caso mediatico: quella di coprire alcuni nudi di sculture esposte ai Musei Capitolini.

Convenzione di Faro, il rispetto di tutte le culture non passa attraverso una “deminutio”

Il discorso che i Parlamentari di Fratelli d’Italia hanno intavolato nel loro video, girato dinanzi al Palazzo di Montecitorio, non tiene conto di un aspetto fondamentale che è quello enunciato all’articolo 5 della Convenzione di Faro. In modo specifico, un riferimento interessante  contenuto nel comma del suddetto articolo:

Articolo 5 – Leggi e politiche sull’eredità culturale

Le Parti si impegnano a:

  1. riconoscere l’interesse pubblico associato agli elementi dell’eredità culturale, in conformità con la loro importanza per la società;
  2. mettere in luce il valore dell’eredità culturale attraverso la sua identificazione, studio, interpretazione, protezione, conservazione e presentazione;
  3. assicurare che, nel contesto dell’ordinamento giuridico specifico di ogni Parte, esistano le disposizioni legislative per esercitare il diritto all’eredità culturale, come definito nell’articolo 4;
  4. favorire un clima economico e sociale che sostenga la partecipazione alle attività inerenti l’eredità culturale;
  5. promuovere la protezione dell’eredità culturale, quale elemento centrale di obiettivi che si rafforzano reciprocamente: lo sviluppo sostenibile, la diversità culturale e la creatività contemporanea;
  6. riconoscere il valore dell’eredità culturale sita nei territori che ricadono sotto la propria giurisdizione, indipendentemente dalla sua origine; g. formulare strategie integrate per facilitare l’esecuzione delle disposizioni della presente Convenzione.”

Promuovere, dunque, la diversità culturale e non sminuirne una pur di non offenderne un’altra. Inoltre, come ribadisce il comma b dell’articolo 7 che abbiamo riportato in precedenza (b. stabilire i procedimenti di conciliazione per gestire equamente le situazioni dove valori tra loro contraddittori siano attribuiti alla stessa eredità culturale da comunità diverse), si evince che qualora ci siano delle questioni culturali che potrebbero ledere la sensibilità altrui è previsto che le parti chiamate in causa intavolino un discorso che sia inclusivo e non esclusivo. Insomma, la cultura deve creare dialogo, unione, e non alzare muri. Deve essere uno scambio di idee che sia produttivo e capace di spiegare le differenze, tendendo a quel fine ultimo che potremmo individuare nell’accettazione reciproca: elemento necessario per crescere realmente e per trovare la strada di una maggiore apertura mentale nei confronti di ciò che consideriamo diverso.

Articolo in aggiornamento

Maria Mento

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