Coronavirus, il “caso” Lombardia: camici per i medici dall’azienda della moglie e del cognato di Attilio Fontana

ULTIMO AGGIORNAMENTO 18:09

Ancora bufera su Attilio Fontana. Dopo le contestazioni sulla gestione dell’emergenza in Lombardia, è emerso il caso dei camici donati alla Regione dall’azienda che fa capo alla moglie del Governatore

Un ordine di camici per medici dal valore di 513mila euro fatto dalla Regione Lombardia lo scorso 16 aprile 2020 alla Dama Spa ha fatto finire, ancora una volte, il Governatore Attilio Fontana nell’occhio del ciclone. Si tratta di una notizia che in queste ore, sta rimbalzando su diverse testate giornalistiche: la Dama Spa, attraverso la società Divadue srl, appartiene per il 10% a Roberta Dini.

Stiamo parlando della moglie del Governatore. La restante parte delle quote, come riporta Il Fatto Quotidiano, deve essere riferito ad Andrea Dini, fratello di Roberta e dunque cognato di Fontana. L’ordine dei camici per i medici lombardi sarebbe stato effettuato direttamente da Aria SpA (la centrale acquisti della Regione Lombardia) e senza effettuare una gara. La puntata di Report di domani sera dovrebbe mandare in onda un servizio a riguardo, ma Fontana ha diffidato la trasmissione Rai dal farlo.

Il caso dei camici ordinati dalla Lombardia, Francesco Laforgia (Leu) chiede l’interrogazione parlamentare

Lo squalo” è il titolo di un’inchiesta realizzata dal giornalista Giorgio Mottola (che si è avvalso della collaborazione di Norma Ferrara) su una questione che ha avuto luogo- tra aprile e maggio- nella Lombardia messa in ginocchio dal Coronavirus. Andiamo per ordine e cerchiamo di capire di cosa si stia parlando.

Lo scorso 16 aprile 2020 la Regione Lombardia– tramite Aria SpAordina dei camici per medici (valore complessivo dell’ordine: 513mila euro) che saranno poi forniti dalla società Dama SpA. A titolo gratuito, perché- come spiegato da Andrea Dini, AD di Paul&Shark (noto brand di abbigliamento)- si tratta di una donazione. La vicenda, secondo molti, ha dei contorni poco chiari per un semplice motivo: il 10% della società di cui stiamo parlando fa capo a Roberta Dini, moglie di Attilio Fontana, mentre il resto della società- tramite una fiduciaria svizzera- è da ricondursi al già citato Andrea Dini, cognato del Governatore.

Mentre Fontana dichiara la sua assoluta estraneità rispetto a quanto emerso, e ribadisce che la Regione non ha speso un solo euro, c’è chi ritiene si necessario andare a fondo alla questione attraverso un’interrogazione parlamentare urgente. Lo crede il senatore Francesco Laforgia (Leu), il quale ha dichiarato:

Il presidente Fontana chiarisca se, all’ombra del dramma del Covid, ci sono stati o meno affari di famiglia“.

Ha espresso, invece, preoccupazione per una gestione non ottimale dell’emergenza (in Lombardia) la senatrice Simona Malpezzi (PD):

Nei prossimi giorni capiremo i risvolti relativi all’affidamento, senza gara pubblica, di una fornitura di camici da parte della Regione Lombardia a una società di cui risultano soci la moglie e il cognato del presidente Fontana. Io continuo ad essere preoccupata per lo stato di salute dei lombardi perché sono convinta che la gestione, anche di questa fase, da parte di Regione Lombardia, non sia minimamente adeguata. Tuttavia, è chiaro che il presidente Fontana dovrà dire qualcosa su quanto accaduto. Si tratta di una vicenda imbarazzante e inopportuna. Sarà stato un malinteso, sarà che poi il mezzo milione è stato stornato. Ma questa vicenda aggiunge note di opacità e malessere a quanto già accaduto. Sono dei pasticcioni. La Lombardia merita di più“.

Il caso dei camici ordinati dalla Lombardia, Attilio Fontana querela “Il Fatto Quotidiano” e diffida “Report”

Attilio Fontana ha spiegato come starebbero in realtà le cose e lo ha fatto pubblicando un post (che vi riproponiamo in versione integrale) sulla sua pagina Facebook ufficiale:

Comprendo che l’esigenza sia far notizia e vendere copie, ciò che non comprendo sono le strumentalizzazioni scandalistiche tese a dare un’immagine distorta della realtà per abietti fini politici.

Durante il periodo di crisi, appurato che da Roma non sarebbero mai arrivati in tempo gli aiuti, Regione Lombardia è stata costretta ad incaricare la propria centrale acquisti, ARIA spa, per assicurare l’approvvigionamento di forniture e servizi per fronteggiare l’emergenza ricorrendo all’istituto della procedura negoziata ex art. 53 d.lgs. 50/2016 Codice degli appalti. Ogni giorno servivano centinaia di migliaia di mascherine, camici, visiere con urgenze e quantità che superavano di almeno cento volte (in alcuni casi anche migliaia) le ordinarie necessità di approvvigionamento pre Covid.

Tra le tante aziende lombarde che hanno accolto la nostra richiesta di aiuto c’è la Dama SpA che ha convertito la sua produzione in dispositivo di protezione individuale per medici e operatori sanitari, tanto che il 14 aprile 2020 erano diversi gli articoli apparsi sui media che riportavano questa notizia positiva. La stessa Società si è distinta anche con una una donazione di 60.000 euro sul fondo straordinario per l’emergenza istituito da Regione Lombardia, e ha fornito gratuitamente mascherine e camici ad ospedali e amministrazioni comunali.

Alla Dama SpA – una volta ottenute le certificazioni indispensabili per l’utilizzo sanitario – il 16 aprile vengono ordinati 7.000 set costituiti da camice + copricapo + calzari al costo a 9 euro (prezzo più basso in assoluto) e 75.000 camici al 6 euro (anche questi i più economici). Le forniture iniziano il giorno dopo e vengono immediatamente distribuite nei reparti ospedalieri per proteggere medici e infermieri.

Nell’automatismo della burocrazia, nel rispetto delle norme fiscali e tributarie, l’azienda oggetto del servizio di Report, accompagnava il materiale erogato attraverso regolare fattura stante alla base la volontà di donare il materiale alla Lombardia, tanto che prima del pagamento della fattura, è stata emessa nota di credito bloccando di fatto qualunque incasso.

Pertanto nessuna accusa può esser fatta a coloro che nel periodo di guerra al Covid-19 hanno agito con responsabilità e senso civico per il bene comune. Respingo fermamente ogni strumentalizzazione affidando alle autorità competenti la tutela della Regione Lombardia.”

Attilio Fontana, tramite una nota, ha fatto sapere di avere intenzione di querelare “Il Fatto Quotidiano”, colpevole di aver riportato “fatti volutamente artefatti e scientemente omissivi che si traducono in “un attacco politico vergognoso”. Il Governatore, che ha spiegato di non sapere nulla della procedura avviata da Aria SpA (motivo per cui il conflitto d’interesse di cui si parla non esiste, anche perché si tratterebbe di una fornitura di camici fornita a titolo gratuito), ha diffidato “Report” dal mandare in onda un servizio che non chiarisca la posizione del Governatore in merito a questa vicenda.

Maria Mento

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