Appello per un donatore di cellule staminali per salvargli la vita: il dramma di Tony, affetto da sindrome di Sezary

ULTIMO AGGIORNAMENTO 13:18

Sono immagini impressionati, quelle legate alla malattia che ha colpito un uomo di 40 anni, originario dell’isola di Madeira ma residente in un’altra piccola isola (l’isola di Jersey – nel Canale della Manica).

Parliamo di Tony Ferreira, la cui storia è stata riportata quest’oggi dal Daily Star.

L’uomo soffre da anni di un raro cancro per cui ha fatto un appello pubblico affinché un donatore di cellule staminali si faccia vanti e gli salvi la vita.

Il cancro in questione è un raro tipo di linfoma chiamato sindrome di Sezary.

Riportando quello che scrive Wikipedia (da cui abbiamo tratto la foto a corredo) al riguardo:

“Si manifesta con una tipica triade clinica, caratterizzata da eritrodermia, linfoadenopatia generalizzata e presenza di linfociti T neoplastici in cute, linfonodi e sangue. L’eritrodermia è frequentemente preceduta da una dermatite aspecifica si ritiene possa rappresentare l’ultima evoluzione della micosi fungoide. Sono frequentemente associati alopecia, prurito, onicodistrofia e cheratodermia palmo-plantare”.

E la prognosi è impietosa giacché si parla di una sopravvivenza a 5 anni pari a circa l’11%.

La sindrome in questione è stata diagnostica al signor Ferreira nel 2017 ma i primi sintomi sono apparsi nel 2012, quando ha avuto una piccola eruzione cutanea sulla parte bassa della schiena che non è andata via.

Da lì in poi l’eruzione gli ha preso mani e piedi, con manifestazioni cutanee anche all’inguine e sotto le braccia.

Al momento circa il 90% del corpo di Ferreira è affetto e l’unica possibilità per sopravvivere è la donazione di cellule staminali del sangue.

Con il coronavirus, la situazione è precipitata sotto ogni punto di vista: il covid ha ritardato molti trattamenti e la moglie (che lavorava come governante per una casa di cura) ha dovuto prendere un congedo temporaneo a causa del rischio che potesse contrarre Covid-19 e passarlo a suo marito.

L’unica speranza adesso è una donazione.

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