“Ci ho provato, ma ho fallito”: queste le ultime parole dell’attivista Lgbt egiziana prima del suicidio

L’attivista Lgbt egiziana Sarah Hijazi si è suicidata a 30 anni, 3 anni dopo aver subito degli stupri in carcere perché accusata di voler diffondere l’omosessualità.

Si è spenta nelle scorse ore la vita di Sarah Hijazi, ragazza egiziana di soli 30 anni che già da diverso tempo viveva in Canada come rifugiata politica. La sua vita era diventata un inferno 3 anni prima, quando ad un concerto aveva deciso di sventolare una bandiera arcobaleno, simbolo della lotta per i diritti lgbt. Un gesto di rivendicazione sociale che alla giovane attivista era costato carissimo.

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Dopo quel concerto a Il Cairo, Sarah è stata arrestata con l’accusa di voler “diffondere l’omosessualità” in Egitto. La reclusione, però, sarebbe stata solo la prima e la più lieve delle punizioni, visto che la giovane attivista è stata vittima di torture e stupri da parte delle guardie carcerarie. Una barbarie che ha fatto attivare tutti i Paesi per permettere la sua liberazione.

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Attivista Lgbt si toglie la vita: “Ho provato a sopravvivere, non ci sono riuscita”

In seguito alle pressioni della comunità internazionale, il governo egiziano ha liberato Sarah e l’ha esiliata. Da quel giorno ha vissuto in Canada, ma nonostante la libertà la giovane non è riuscita a dimenticare l’orrore vissuto. Il dolore per la violenza subita l’ha spinta infatti a commettere un suicidio. Prima di farlo ha voluto lasciare una nota scritta nella quale si legge: “Ho provato a sopravvivere e ho fallito, perdonatemi. L’esperienza è stata dura e sono troppo debole per resistere, perdonatemi”.

Un dramma che in Egitto potrebbe non essere isolato. Il Paese africano da qualche tempo a questa parte ha reso più ferrea la repressione nei confronti del popolo. Di recente ha fatto molto clamore l’arresto dello studente Patrick Zaky: il giovane è stato incarcerato 4 mesi fa con l’accusa di sovversione. Il 12 giugno scorso i suoi colleghi dell’Università di Bologna sono scesi in piazza per manifestare e richiedere la sua scarcerazione.