“Nessun divieto alle esequie o ci saranno morti per strada”: svolta nelle indagini sul funerale dei Casamonica

ULTIMO AGGIORNAMENTO 10:51

Le dichiarazioni di un superteste danno una svolta alle indagini sul funerale-show del clan casamonica a Roma: “Avevano in pugno i politici”

“Nessun divieto alle esequie o ci saranno morti per strada”: con questa dichiarazione il complicato puzzle della vicenda casamonica inizia a ricomporsi e ad avere finalmente una forma. Nessuno, infatti, riuscì a capacitarsi come fosse possibile organizzare un evento di quella portata in mezzo alla Capitale e come il clan della Romanina avesse potuto agire del tutto indisturbato. 

Emerge il retroscena inedito grazie ad un superteste

Le immagini di quella cerimonia funebre, svoltasi nel 2015 fra le note della colonna sonora del Padrino e petali di rosa che scendevano da un elicottero, fecero il giro del mondo e crearono notevole scalpore. Più che un evento funebre una vera e propria dimostrazione di forza, necessario per consacrare il clan Casamonica come uno dei gruppi criminali più influenti della città eterna. A distanza di cinque anni, emerge un retroscena del tutto inedito, come riportato fra le 467 pagine dell’ordinanza con la quale il gip di Roma Zsuzsa Mendola ha disposto l’arresto nei confronti di 20 membri del clan/famiglia sinti: una denuncia pervenuta pochi giorni dopo il maestoso rito funebre, nella quale un super testimone racconta come il Clan avesse la certezza che le esequie di Vittorio Casamonica, il capo clan, non sarebbero mai state ostacolate. Ma come è possibile avere la certezza di agire indisturbati nel cuore della Capitale con un evento di quella portata? Tassello dopo tassello inizia ad emergere la verità, ovvero una minaccia alla politica: “Non avere paura a presenziare, perché chi deve sapere sa, abbiamo in mano tutti i politici, tutti gli schieramenti, e ci hanno assicurato che ci faranno celebrare la messa in serenità, dopo averli minacciati di far succedere una guerra e che ci saranno morti per strada“. Il super testimone riferisce, nella denuncia, di essere stato contattato direttamente da uno degli esponenti del clan, “invitandolo” a partecipare al rito funebre. Più che un invito, però, una vera e propria minaccia: “Se non verrai non mi ripresenterò io stesso, ma altre persone a cui non potrai dire di no. Abbiamo visto la tua macchina, ci piace molto e può accadere che sarai tu a consegnarci le chiavi se non vieni al funerale, e non potrai neanche presentare la denuncia di furto”.

Ma a che fine arrivare a minacciare le persone di presentarsi al funerale del capo clan? Il prestigio: era fondamentale che tutte le strade fossero gremite di gente, in segno di dimostrazione che nessuno, né politica né forze dell’ordine, hanno il potere di bloccare il funerale di Vittorio Casamonica.

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