Coronavirus, Crisanti: “Nuovi casi costanti”. Remuzzi: “Nuovi positivi non contagiosi”

mappare gli asintomatici in Italia

Sono uscite quest’oggi due interviste a due uomini di scienza in cui entrambi confermano che la situazione legata al coronavirus è in netto miglioramento ma che evidenziano due aspetti differenti: da un lato emerge il timore che non si stia facendo abbastanza per portare i contagi a zero, dall’altro viene evidenziata una carenza nella comunicazione, giacché i positivi attuali non sono come quelli di mesi fa.

Ma andiamo con ordine e riportiamo per prime le parole del professor Andrea Crisanti, direttore di Microbiologia e Virologia dell’Università di Padova e consulente della Regione Veneto, rilasciate al Messaggero.

Il professor Crisanti è colui il quale appare più preoccupato:

“Partiamo da alcuni punti fermi. I numeri dell’epidemia ora sono bassi, però c’è un elemento che ci deve fare molto preoccupare: i nuovi casi sono costanti, non diminuiscono da settimane, gli scostamenti sono poco significativi. Come è possibile? Qualcosa non sta funzionando, basta guardare i numeri della Lombardia: non si sta facendo il tracciamento dei casi, non li si sta cercando e isolando, perché altrimenti il calo sarebbe proseguito. Pare evidente che questo virus è sensibile al fattore climatico, ma questo fa aumentare i timori per l’autunno-inverno”.

Per Crisanti si sta perdendo una occasione:

“Avremmo dovuto sfruttare queste settimane per portare vicino a zero i casi positivi, in modo da ridurre al massimo la base di infetti per quando tornerà il freddo e la situazione climatica sarà favorevole a Sars-CoV-2. Non ci stiamo riuscendo. Non va bene“.

Ma andiamo alle parole del professor Giuseppe Remuzzi, Direttore dell’Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri IRCCS (e tra i migliori ricercatori in Italia), al Corriere della Sera:

“L’Istituto superiore della Sanità e il governo devono rendersi conto di quanto e come è cambiata la situazione da quel 20 febbraio ormai lontano. E devono comunicare di conseguenza. Altrimenti, si contribuisce, magari in modo involontario, a diffondere paura ingiustificata“.

Perché, il professor Remuzzi sottolinea – portando a proprio supporto alcuni studi, i nuovi “sono casi di positività con una carica virale molto bassa, non contagiosa. Li chiamiamo contagi, ma sono persone positive al tampone. Commentare quei dati che vengono forniti ogni giorno è inutile, perché si tratta di positività che non hanno ricadute nella vita reale”.

“Bisogna dire quanto Covid-19 c’è nelle nuove positività. E quello che sto chiedendo. Il virus è lo stesso, certo. Ma per ragioni che nessuno conosce, e forse per questo c’è molta difficoltà ad ammetterlo, in quei tamponi ce n’è poco, molto meno di prima. E di questo va tenuto conto”.