Vittorio Sgarbi cacciato dal parlamento: le volte in cui il critico ha perso la testa

Vittorio Sgarbi è stato cacciato dal parlamento da Mara Carfagna dopo un intervento sul decreto Giustizia corredato da accuse e insulti.

Vittorio Sgarbi espulso dalla CameraVittorio Sgarbi si è reso protagonista dell’ennesima scenata in parlamento. Il deputato ha infatti espresso la propria opinione sul decreto Giustizia con il suo classico stile. Mentre parlava con foga, è stato ripreso dalla vicepresidente Mara Carfagna, la quale gli ha fatto presente: “Non può offendere i suoi colleghi, non può pronunciare parolacce”. Sgarbi, però, ha continuato con il suo atteggiamento aggressivo ed è stato espulso dall’emiciclo.

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Nonostante fosse stato espulso, ha opposto resistenza ed ha dichiarato di non volere lasciare l’aula, costringendo i commessi a portarlo via con la forza. Mentre Sgarbi veniva trascinato fuori dall’aula, alcuni colleghi gli hanno urlato “Vergogna, Vergogna”, altri hanno commentato dicendo “Pagliaccio”. La Carfagna, invece, si è limitata ad evidenziare: “Ha trasformato quest’Aula in uno show”.

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Vittorio Sgarbi, tutte le volte che ha perso la testa in Aula negli ultimi mesi

Quella di oggi è solo l’ultima delle scenate a cui ha dato vita Sgarbi in parlamento. Il politico e critico d’arte è avvezzo ad esprimere con veemenza le proprie opinioni sia nell’emiciclo che in televisione. Nemmeno un mese fa aveva portato alla sospensione della seduta rifiutandosi di indossare la mascherina. L’onorevole del gruppo misto sosteneva che indossarla non era necessario e che non riusciva a parlare indossandola. Tuttavia quello è il regolamento del parlamento ed in quanto tale tutti devono rispettarlo.

Sempre quest’anno Sgarbi aveva dato spettacolo prima del lockdown. In quella occasione aveva sostenuto che l’emergenza Coronavirus non esisteva e che il governo stava generando un panico immotivato. Andando ancora indietro di qualche mese, a novembre, Sgarbi è intervenuto per contestare il taglio dei parlamentari voluto dal Movimento 5 Stelle e definendolo “uno stupro” e definendo i pentastellati come “ricattatori”.