Orrore a Grosseto: partorisce la figlia per farla violentare dal compagno, coinvolta anche la figlia di un’amica emiliana

La madre della bambina avrebbe partorito la figlia solo per poterla fare violentare dall’uomo, convincendo anche un’altra madre a compiere violenze sulla figlia per farsi inviare le foto da dare al compagno

Un orrore senza fine, dai confini a dir poco grotteschi, compiuto ai danni di due povere bambine: la storia arriva da Grosseto, dove una bambina era stata partorita dalla madre con il chiaro intento di farla violentare dal compagno, ma non è l’unica bambina coinvolta: coinvolta anche un’altra mamma emiliana, che si ritraeva mentre era intenta a violentare la propria figlia in cambio di piccole somme di denaro inviate dall’uomo. 

“Facciamo una figlia e la stupriamo”

La storia ha inizio nel 2019, e si dipana fra la provincia di Grosseto e quella di Terni per arrivare fino a Reggio Emilia. L’uomo, un 40enne di Grosseto, aveva facilmente convinto la compagna a fare una figlia con lei per farla diventare il loro giocattolo sessuale. Da lì ha inizio l’incubo peggiore per la piccoletta: essere abusata da entrambi i genitori, che si ritraevano in video e foto mentre praticavano abusi sessuali sulla figlia, di soli due anni, i cui genitali erano stati ripetutamente fotografati dalla madre per inviare il materiale al compagno.

Coinvolta un’altra madre che inviava alla coppia materiale della figlia che lei stessa violentava in cambio di soldi

Ma la coppia di orchi non è stata l’unica coinvolta in questa spirale di violenza inaudita: i due avevano intercettato attraverso telegram un’altra donna, una 37enne emiliana, che in cambio di soldi avrebbe ripetutamente inviato al 41enne toscano foto e video che la vedevano intenta a praticare atti sessuali ai danni della figlia nata nel 2010, convincendola che fossero solo “giochi”, ed ha continuato imperterrita fino all’agosto 2019, quando ad un certo punto la 37enne ha contattato la coppia “Non posso più inviarti nulla, non vuole più farsi fotografare. Ho paura che lo racconti al mio compagno”, scusandosi di non poter più continuare. L’uomo aveva anche offerto la somma di 500 euro per avere un rapporto vero e proprio con la bambina. 

Ieri la condanna alle due mamme e al padre

Ieri, al palazzo di giustizia di Firenze, il giudice Gianluca Mancuso ha letto la condanna dell’uomo, che si attesta a 9 anni di carcere, e quella inflitta alle due donne: 6 anni alla compagna di lui, originaria di Terni, e 6 anni alla 37enne emiliana. I tre furono arrestati a febbraio 2020: quando gli inquirenti giunsero presso l’abitazione della coppia, lui dichiarò :“Sono malato, fatemi curare”. E’ lo stesso giudice a convincersi che la donna: “avesse portato avanti la gravidanza con il preciso intento di realizzare le fantasie sessuali condivise con il compagno, in particolare quelle di poter abusare della figlia, usata come giocattolo sessuale”. I reati contestati agli arrestati sono, a vario titolo, violenza sessuale su minori di dieci anni, produzione e divulgazione di materiale pedopornografico.

Un database sterminato di materiale pedopornografico

L’uomo era già stato condannato per la detenzione di un corposo database di materiale pedopornografico: si contano 1.300 tra foto e video che ritraggono minori di 3 anni, scambiati con altri utenti sul canale telegram. Fra le foto, anche quella della figlia nuda in piscina nella loro casa, dove sono state anche ritrovate bambole di gomma a forma di bambino, e riproduzioni di organi sessuali femminili di bambine. Fra i dati rinvenuti dalle chat scambiate con la compagna e la donna emiliana anche un manuale intitolato “Come praticare l’amore bambino”, un vero e proprio prontuario pedopornografico che il 41enne aveva inviato alla compagna per insegnarle a praticare gli abusi sulla figlia. Sempre fra le chat si legge che l’uomo avrebbe ripetutamente toccato i genitali della figlia mentre i genitori praticavano atti sessuali. 

“La vera notizia – aveva dichiarato a febbraio la dirigente della Polposta Toscana, Barbara Strappato – è che adesso le due piccine sono al sicuro”: entrambe sono state infatti affidate ai servizi sociali e condotte in strutture protette.

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