Coronavirus, l’Europa apre le proprie frontiere dal primo luglio: dove si potrà andare e dove no

Bandiera Unione Europea
L’Europa pronta a ripartire dopo la pandemia del Coronavirus

L’Europa è pronta ad aprire le proprie frontiere dopo la pandemia del Coronavirus

La pandemia del Coronavirus ha mandato in crisi l’economia non solo nazionale, ma anche di tutto il territorio europeo.

Ora però che il COVID-19 sembra in netto calo il continente è pronto a ripartire, riaprendo le proprie frontiere ma non per tutti.

Coronavirus in calo, L’UE riapre le frontiere

L’emergenza Coronavirus è stata vista come una terza guerra mondiale silenziosa da parte dei politici europei. Il netto calo economico, le tante vittime e i continui contagi sembrano però ancora non cessare in maniera definitiva, anche se il continente è pronto a riaprire i propri confini agli altri stati.

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La data della ripaertura è stata fissata il prossimo primo luglio, ma attenzione perchè le frontiere non saranno aperte a tutti gli Stati. Sono state emanate delle regole ben precise, che faranno perdere qualcosa ancora all’economia, ma che potrebbero prevenire nuovi contagi o focolai: ma quali sono gli stati esclusi ad entrare negli stati dell’Unione Europea?

Gli Stati esclusi dall’Europa

Nelle ultime ore è stato emanato l’elenco degli stati che non potranno usufruire della riapertura dei confini da parte dell’Europa. L’UE infatti ha chiaramente scartato tre potenze da questa situazione come Stati Uniti, Brasile e Russia. I turisti italiani e non solo potranno così andare in Grecia, Croazia, Slovenia, Portogallo, Francia, Paesi Bassi, Svizera, Austria, Danimarca e Repubblica Ceca. Per gli stranieri in arrivo nel Regno Unito servirà una quarantena obbligatoria di 14 giorni, così come in Spagna ma con regole più restrittive.

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La paura di nuovi contagio e che tutto riparti a mille con un anuova ondata di Coronavirus in Europa è tanta. Oltre a Stati Uniti, Brasile e Russia, l’Unione Europea non ha messo nell’elenco degli esclusi però stati tra i più colpiti della pandemia come la Cina e l’India, dove la situazione è sempre allarmante: tutto solo un grande un gioco politico?