Processo Mediaset, l’audio del colloquio con il giudice Amedeo Franco. Processo guidato dall’alto?

ULTIMO AGGIORNAMENTO 20:43

In queste ore sta facendo scalpore la scoperta di un audio completo inerente a un discorso avvenuto tra  Silvio Berlusconi e Amedeo Franco, giudice che faceva parte della sezione feriale della Cassazione che condannò l’ex Presidente del Consiglio a 4 anni di carcere

La politica si rinfiamma grazie alla scoperta di un audio contenente una conversazione intrattenuta da Silvio Berlusconi con Amedeo Franco, uno dei giudici che nel 2013 faceva parte della sezione feriale della Cassazione che condannò l’ex Presidente del Consiglio dei Ministri nell’ambito del cosiddetto Processo Mediaset.

La Cassazione decretò stabilì una pena di quattro anni di carcere, confermando così le sentenze emesse in primo e secondo grado di giudizio. L’accusa era di frode fiscale (evasione di 7 milioni di euro realizzata attraverso una società off shore) e tre dei quattro anni stabiliti dalla condanna furono cancellati dall’indulto.

Nella registrazione si sente Amedeo Franco parlare della condanna contro Berlusconi come di una “porcheria, specificando che sarebbe stato tirato in mezzo e che se avesse saputo cosa stava per accadere si sarebbe dimesso o dato malato pur di non essere coinvolto. Inoltre, Franco ha aggiunto che il processo sarebbe stato guidato dall’alto. Queste parole sono state commentate dall’avvocato di Berlusconi, il penalista Franco Coppi, il quale ha detto che si tratta di frasi molto gravi e della cui veridicità non c’è motivo di dubitare.

Processo Mediaset, la registrazione che contiene il dialogo tra Berlusconi e Franco: processo guidato dall’alto?

Una conversazione che ha avuto luogo tra Silvio Berlusconi e il giudice Amedeo Franco, deceduto lo scorso anno, ha fatto tornare alla ribalta le vicende legate al Processo Mediaset. La conversazione in questione sarebbe stata registrata, come ci racconta il Corriere della Sera, da un membro dello staff di Berlusconi nel corso di un incontro casuale avvenuto tra l’ex Presidente del Consiglio e i giudice che fu parte della sezione della Cassazione che lo condannò a quattro anni di carcere. I contenuti dell’audio sono stati pubblicati dal quotidiano “Il Riformista” e divulgati dalla trasmissione televisiva di Rete4 “Quarta Repubblica”.

Nel corso della conversazione incriminata, il giudice Amedeo Franco ha fatto esplicitamente comprendere che il trattamento riservato a Berlusconi sarebbe il frutto di una grave ingiustizia voluta da qualcuno che avrebbe manovrato il processo dall’alto. Lo direbbero le diverse stranezze che- a detta di Franco- costellano tutta la vicenda giudiziaria. Una sarebbe proprio quella relativa all’affidamento della sentenza alla sezione feriale della Corte di Cassazione.

“(…) Ci vuole un minimo di apertura mentale per capire una questione così delicata , va alla sezione competente, non va alla sezione dove stanno cinque che poi uno solo capisce. La sezione feriale è stata fatta con gli ultimi arrivati, ragazzini… è stata una decisione traumatizzante, ha avuto pressioni e così via. Ho detto: “Io questa sentenza non la scrivo, se volete posso firmare perché io faccio soltanto l’antefatto ma qua firmate tutti perché io da solo sennò non la firmo”…”, disse il giudice in quell’occasione.

Ora Forza Italia ha chiesto che si faccia luce su questo punto e che venga istituita una commissione parlamentare d’inchiesta.

Processo Mediaset, il commento dell’avvocato Franco Coppi

Franco Coppi, uno dei legali che assiste Silvio Brerlusocni, ha rilasciato delle dichiarazioni ai microfoni di Adnkronos.  “(…) Franco è sempre stato considerato come un giudice preparato e un galantuomo. È evidente che si sia trovato in minoranza in camera di consiglio, una camera di consiglio dove, a sentire lo stesso relatore, non ci fu neanche discussione. Non va sottovalutato che in calce a quella decisione c’era la firma di tutti i giudici (…)”, ha detto il penalista.

Gli eventi successivi a questi fatti avrebbero poi estromesso Berlusconi dal Parlamento, grazie all’entrata in vigore della Legge Severino.

Maria Mento

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