Elie Wiesel, Nobel per la pace scomparso 4 anni fa e il suo invito a non dimenticare

ULTIMO AGGIORNAMENTO 20:03

Elie Wiesel

Ricorre oggi l’anniversario della morte di Elie Wiesel, scomparso il 2 luglio 2016. Sopravvissuto alla Shoah e divenuto celebre per i suoi scritti, l’autore di “La notte” fu insignito del premio Nobel per la Pace.

Dimenticare i morti è come ucciderli una seconda volta” scrisse Wiesel, e fedeli al suo insegnamento oggi lo ricordiamo, a 4 anni dalla sua morte.

Ancora oggi le sue frasi riempono le bacheche dei social in tutto il mondo, anche di chi non lo ha mai letto. Forse la sua frase più conosciuta è quella in cui invita le persone a difendere l’altro: “Prendete sempre posizione. La neutralità aiuta l’oppressore, mai la vittima. Il silenzio incoraggia il tormentatore, mai il tormentato.

Elie Wesiel lo sapeva bene: ad Auschwitz perse il padre, la madre e due sorelle, e lui ne uscì vivo solo all’arrivo degli Americani l’11 Aprile del 1945,  con tatuato sul  braccio sinistro il numero A-7713.

Nato in Romania il 30 settembre 1928, divenne scrittore, giornalista, saggista, filososo, professore e attivista per i diritti umani.

Scrisse  in tutto 57 libri, tra i quali La notte, in cui descrisse la propria esperienza di prigioniero nei 3 campi di concentramento dove venne spostato.

Nel 1986 fu insignito del premio Nobel per la Pace, dove fu definito “messaggero per l’umanità”  per aver consegnato al mondo intero parole di “espiazione e di dignità umana”.

L’impegno civile di Wiesel e l’attentato

Nel 2012 intervenì sulla questione del battesimo forzoso imposto agli ebrei, dopo che il giornale Salt Lake City Tribune portò all’attenzione pubblica come la Chiesa Mormone avesse effettuato un battesimo postumo ai genitori di Simon Wiesenthal. L’indomani l’Huffington Post aggiunse come anche il nome di Wiesel fosse nelle liste della Chiesa mormone allo scopo di battezzarlo dopo morto.

In un’intervista del 15 febbraio 2012 Wiesel la definì una “pratica bizzarra” aggiungendo: “Io sono un ebreo. Nato ebreo. Ho vissuto come un ebreo. Ho provato a scrivere riguardo alle condizioni degli ebrei… delle condizioni umane in tutto il mondo, e loro vogliono fare questo a me?”. Wieselsi impegnò due anni contro le pratiche di battesimo riguardanti le vittime dell’Olocausto, riuscendo a far togliere il proprio nome, quello della propria famiglia e quello dell’ex Primo Ministro israeliano Golda Meir.

Nel 2007 subì l’aggressione da parte di un giovane negazionista in un hotel di San Francisco. Il responsabile, Eric Hunt, riuscì a fuggire ma fu catturato dopo essersi vantato del proprio gesto in un sito web antisemita.

E’ difficile riassumere tanta vita, come fu quella di Wiesel,  in poche parole. Parlando di un proprio libro durante un intervista, proprio lui che era scrittore e poliglotta, disse: “La comunicazione sta diventando sempre più difficile, nonostante le nuove tecnologie che dovrebbero favorirla. Ma io continuo a credere che l’istruzione sia l’unico antidoto per l’odio.”

Iscriviti al canale Telegram di NewNotizie per non perdere nessun aggiornamento: CLICCA QUI!