Esercito Usa sta progettando una stampante in grado di “teletrasporare” armature pesanti quanto l’acciaio

L’esercito americano sta costruendo una stampante 3d in grado di creare alla bisogna armature e armi più resistenti dell’acciaio.

Uno dei sogni dei ricercatori è quello di riuscire a teletrasportare le persone da un punto all’altro del pianeta. Al momento una simile idea rimane pura fantascienza poiché gli esperimenti hanno dimostrato che la disgregazione della materia è letale per gli esseri viventi. Per la nostra tecnologia attuale, dunque, sarebbe impossibile spostare da un punto all’altro un oggetto qualsiasi senza cambiarne la composizione molecolare.

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Tuttavia una forma di “teletrasporto” oggi esiste già. Grazie alle stampanti 3d, infatti, è possibile trasportare oggetti da una parte all’altra del mondo. Una simile tecnologia è stata infatti già impiegata per il trasporto di arti prostetici in un ospedale australiano. Con il passare del tempo, le stampanti 3d saranno in grado di ricreare qualsiasi oggetto utilizzando diversi materiali.

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Stampante 3d in grado di creare armature ed armi resistenti quanto l’acciaio

Una simile tecnologia potrebbe essere in grado di rivoluzionare il mondo. In futuro, infatti, potrebbe essere possibile creare qualsiasi cosa a costi non eccessivamente elevati e ridurre i costi di lavoro delle fabbriche. Già adesso gli Stati Uniti stanno pensando ad un utilizzo bellico delle stampanti. Quelle attuali sono già in grado di replicare un’arma di base e delle munizioni, ma il risultato per il momento non è quello di una fabbricazione manuale.

Per questo motivo l’esercito Usa sta lavorando ad un nuovo progetto che potrebbe permettere di “teletrasportare” armi e protezioni più resistenti dell’acciaio sul campo di battaglia. L’enorme stampante creata nei laboratori ha già dimostrato di essere in grado di creare delle armi che non hanno nulla da invidiare a quelle prodotte nelle fabbriche.

In cosa consiste la stampante di armi

In pratica i ricercatori hanno immesso una lega di metallo originariamente pensata per penetrare i bunker all’interno di una AF96. Questa è stata successivamente collegata con una stampante in 3D ed il risultato è stato oltre le aspettative. Uno dei ricercatori che ha lavorato al progetto, Brandon McWilliams, ha infatti spiegato: “Non eravamo sicuri se si potesse stampare con questo. Non eravamo certi se avrebbero avuto le stesse proprietà. In effetti il risultato è stato migliore”. Pare infatti che le armi  create siano il 50% più resistenti di quelle in acciaio.

Con una simile tecnologia a disposizione si potrebbero abbattere i costi di trasporto delle armi e dei mezzi, ma soprattutto i tempi di trasporto. Le truppe sul campo, infatti, avrebbero la possibilità di produrre le armi in loco invece che attendere i rifornimenti dalle basi.