Arianna, la bambina che diventò “di legno” dopo cure sbagliate: l’ospedale non paga. Genitori in sciopero della fame

ULTIMO AGGIORNAMENTO 20:22

Arianna è una ragazzina di 15 anni intrappolata in un corpo così rigido da essere definito “di legno”. L’adolescente, a quanto pare, ha riportato i gravi danni fisici di cui soffre a causa di una cura sbagliata. Il suo caso è finito nelle aule dei Tribunali e ora i genitori hanno iniziato lo sciopero della fame

Arianna Manzo ha 15 anni e da quando era piccolissima deve fare i conti con una durissima condizione fisica che sarebbe stata provocata da una cura sbagliata. La ragazzina ha un corpo definito di legno, rigido, che è fonte di dolori e disagi quotidiani. Inoltre, è sorda e ipovedente. Nel 2019 la legge italiana ha condannato l’Ospedale che l’ha curata- il Cardarelli- a risarcirla, ma da quel momento Arianna e la sua famiglia non hanno visto un euro.

I genitori, disperati, hanno deciso di protestare con forza e di farlo attraverso un drastico sciopero della fame. Cerchiamo di ripercorrere la storia di Arianna, attraverso le parole scritte da Virginia Piccolillo per il Corriere.

La storia di Arianna Manzo, la “bambina di legno”: l’Ospedale non la risarcisce, i genitori iniziano lo sciopero della fame

Matilde Mamoli ed Eugenio Manzo, genitori della quindicenne Arianna, sono pronti a tutto per difendere i diritti della figlia.

Quando aveva solo tre mesi di vita, la piccola Arianna è stata ricoverata all’Ospedale Cardarelli di Napoli e qui le è stata somministrata la cura che l’avrebbe resa sorda e ipovedente e tetraplegica. Cos’è accaduto? I medici che ebbero in cura la neonata decisero di sottoporla a sedazione prolungata somministrandole un farmaco sconsigliato per i bambini. Quel farmaco causò dei gravi danni al sistema nervoso della piccola.

Dopo quanto accaduto, la sua famiglia ha ingaggiato una battaglia legale che nel novembre del 2019 sembrava essere a una svolta: l’azienda sanitaria è stata, infatti, condannata a risarcire in primo grado di giudizio e dopo otto anni di processo. Tutto bene, legalmente parlando, dunque? No, perché l’ospedale ha presentato una richiesta di sospensiva del pagamento e quindi la famiglia non ha ancora ricevuto neppure un euro, nonostante sia stata più volte ribadita la necessità di avere quel denaro per pagare le cure essenziali per mantenere in vita Arianna.

Dallo scorso 25 giugno 2020 la Corte d’Appello di Salerno deve decidere sul ricorso presentato dal nosocomio, che avrebbe dovuto sborsare 3 milioni di euro. Scrive Virginia Piccolillo: “Così i genitori, ignorati anche dal presidente della Campania, Vincenzo De Luca, cui si erano rivolti, hanno preso la decisione estrema: si lasceranno morire”.  La mamma e il papà di Arianna hanno iniziato lo sciopero della fame.

La storia di Arianna Manzo, i genitori: “Vogliamo giustizia”

Non abbiamo più nulla da perdere”, hanno spiegato i genitori di Arianna i quali hanno raccontato dell’estrema precarietà della loro situazione economica. Scrive il padre dell’adolescente in una nota: “Io ormai dal 2005 non lavoro più per prestare assistenza ad Arianna. E mia moglie lavora part-time in una casa di cura per anziani (…)”.

La sentenza che ha condannato l’ospedale a risarcire era esecutiva, ma il denaro non è arrivato questo ha gettato la famiglia nello sconforto. Il lockdown ha peggiorato le cose e ha costretto la ragazzina a casa, come tutti. Nonostante le sue difficili condizioni di salute, Arianna è una ragazzina gioiosa e i suoi genitori vorrebbero solamente avere giustizia:

Per noi è una grande gioia. Però l’hanno rovinata. E’ entrata al Cardarelli che era una bambina come tutte le altre, è uscita che eccola qua: sta seduta su una sedia a rotelle. Per lei è tutto difficile, complicato, doloroso. Abbiamo aspettato tanto. Non ce la facciamo più. Vogliamo solo giustizia”. Il processo d’Appello è iniziato, dunque, ma ancora non c’è la decisione dei giudici.

Spiega il legale: “Il Cardarelli ha deciso di proporre appello è un suo diritto ma si tratta di una decisione moralmente e giuridicamente inaccettabile. Avrebbe dovuto pagare, anticipare anche una parte della somma, ma non lo ha fatto. L’esecuzione della sentenza, inoltre, è stata ritardata dalla pandemia, praticamente un dramma nel dramma. E dal 25 giugno siamo in attesa di conoscere la decisione dei giudici in merito all’istanza di sospensiva del pagamento del risarcimento”.

Maria Mento

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