Coronavirus, la scoperta: in Lombardia due ceppi diversi: “Assalto multiplo e concentrico”

ULTIMO AGGIORNAMENTO 20:43

due ceppi covidSecondo uno studio condotto da Perno e Fausto Baldanti in Lombardia circolavano, già a gennaio, due diversi ceppi di Sars-Cov-2

Una “doppia” epidemia originata da due ceppi diversi ma in una sola regione. È in sintesi quanto la Lombardia si è trovata ad affrontare tra i mesi di marzo e aprile a causa del Coronavirus che era però in circolazione già da metà gennaio con due differenti ceppi, due famiglie principali in “movimento” rispettivamente nel sud della regione ovvero tra Lodi e Cremona e nel centro nord, ovvero nella zona di Bergamo e provincia. Sono queste le conclusioni di un importante studio avviato allo scopo di fotografare le sequenze genomiche di 346 pazienti contagiati dal Coronavirus e provenienti da diverse parti della Lombardia, in un periodo compreso tra il 22 febbraio ed i primi di aprile. Nel corso dello studio, condotto da Perno e fal numero uno della virologia molecolare del San Matteo di Pavia, Fausto Baldanti, con il sostegno della Fondazione Cariplo, sono state effettuate anche analisi del sangue di 390 donatori della zona di Lodi. Grazie a questi dati è stato possibile accertare la presenza del virus nella regione già dalla metà del mese di gennaio certificandone inoltre la sostanziale stabilità nel corso dei mesi.

In Lombardia una doppia epidemia di Sars-Cov-2

Ma la scoperta più importante, hha sottolineato Perno, è stata l’identificazione di “due ceppi o linee di trasmissione, che contemporaneamente si sono diffuse in Lombardia. “Questo significa che quando a Codogno è stato trovato il virus, ad Alzano già c’era – ha aggiunto Perno -. Quindi la chiusura della zona rossa nella bergamasca sarebbe stata una chiusura con il virus già dentro, anche se fosse stato chiuso al momento di Codogno. Questo non significa che non si dovesse fare, sono valutazioni in cui non entro, ma sappiate che quando il virus è stato dimostrato a Codogno era già ad Alzano”. Ciò che è emerso dallo studio, considerato ad oggi il “più ampio condotto sul sequenziamento del virus Sars-Cov-2 in Lombardia” è che la regione ha dovuto far fronte ad una vera e propria doppia epidemia.

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