Effetto Covid. Erogate più pensioni che stipendi: in futuro difficile sostenere la spesa previdenziale

ULTIMO AGGIORNAMENTO 20:39

spesa previdenzialeL’allarme arriva dalla Cgia di Mestre, a causa dell’epidemia di Coronavirus il numero delle pensioni erogate ha superato quello degli stipendi

Più pensioni pagate che buste paga. È uno scenario allarmante quello relativo al mese di maggio e comunicato dalla Cgia di Mestre che parla di un “notevole grado di certezza” nel dato fornito, tale da rendere l’idea della complessità della situazione, dal punto di vista economico, provocata dall’epidemia di Coronavirus. Una crisi che potrebbe avere ripercussioni davvero pesanti: nel mese di gennaio 2019 sono state erogate 22,78 milioni di pensioni a fronte di 22,77 milioni di occupati dello scorso maggio.

“Se teniamo conto – sottolinea la Cgia di Mestre – del normale flusso in uscita dal mercato del lavoro da parte di chi ha raggiunto il limite di età e dell’impulso dato dall’introduzione di ‘quota 100’, successivamente all′1 gennaio dell’anno scorso il numero complessivo delle pensioni è aumentato di almeno 220 mila unità. Pertanto, possiamo affermare con una elevata dose di sicurezza che gli assegni stanziati alle persone in quiescenza sono attualmente superiori al numero di occupati presenti nel Paese”.

L’analisi della Cgia di Metre e lo scenario per i prossimi anni

Entrando nel dettaglio emerge che nelle otto regioni del sud Italia il numero di pensioni è nettamente superiore rispetto a quello degli occupati, con l’eccezione di tre sole province ovvero Ragusa, Cagliari e Teramo. Al Nord il saldo è negativo solo in Liguria in tutte e quattro le province ed è a zero in Friuli Venezia Giulia. Passando al Centro Italia invece, a soffrire sono Marche ed Umbria. Un sorpasso avvenuto dopo “l’esplosione del Covid”, come confermato dal capo dell’Ufficio studi della Cgia Paolo Zabeo: ”è seguito un calo dei lavoratori attivi. E con più pensioni che impiegati, operai e autonomi. In futuro non sarà facile garantire la sostenibilità della spesa previdenziale, che attualmente supera i 293 miliardi di euro all’anno, pari al 16,6 per cento del Pil”. La conclusione è preoccupante: “Con le culle vuote e un’età media della popolazione sempre più elevata, nei prossimi decenni avremo una società meno innovativa, meno dinamica e con un livello e una qualità dei consumi interni in costante diminuzione”.

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